New York

New York, la metropoli dell'Energia

New York è una destinazione incredibile per una fuga romantica, un luogo dove l'energia non si ferma mai.
Il verde sereno di Central Park e l'abbagliante frenesia di Times Square. Aspettatevi di essere costantemente stimolati, con il via vai incessante dei taxi e l'odore invitante dei carretti di cibo. È un'esperienza sensoriale completa.
Al di là degli iconici grattacieli, New York offre un romanticismo inaspettato. Potete godervi lunghe passeggiate mano nella mano sul Ponte di Brooklyn, scoprire angoli intimi a Greenwich Village, o ammirare tramonti di fuoco da un rooftop bar.

Una gravidanza infinita per il concepimento immaginato nel terminal a stelle e strisce.
È arrivato a scadenza con ansie simili a quelle di un parto gemellare, con il fiato corto, le preoccupazioni dell'esito, le imprecazioni infernali durante la gestazione.
Poi, infine l'agognato momento arriva e sulle ali della cicogna Airbus330, si passa sopra l'Atlantico correndo dietro al fuso orario che porta indietro nel tempo. 
Sull'albero dell'immaginazione maturano grappoli di visioni assorbite in mezzo secolo di storia, da quando il sogno americano era una lingua che sapeva di chewing-gum Brooklyn e "American basket", di McDonald's e di Grease, di moto Harley e coca-cola.
Voglio vederla questa America, passare sotto la statua come gli immigrati, scalare un grattacielo come King Kong, mangiare hot-dog a Wall street.
Voglio baciare la mia lady in central park, pedalare all-around,  perdermi al Village, a Little Big Italy e in Chinatown.
Servono il pranzo a bordo, riso e pollo, un caprese e il gelatino al caramello. Sul display una compilation di film novità.
Questo aereo da crociera è una sfida alla fisica, è una carovana in alta atmosfera, un ristorante subsonico, un cinema dinamico, una giostra extra lusso.
Siamo dentro al nostro sogno da vacanza, destinati a conoscere Manhattan.

A New York i grattacieli sono più alti, le strade più grandi, le luci più scintillanti. i tulipani sono più grossi.
New York è una vecchia adolescente che non riesce a stare ferma.
Ogni cosa si muove dentro, fuori, attorno ad essa, è una crem-caramel che trema ad ogni scossone, la sobrietà esagerata di uno stile che incorpora milioni di anime che vivono per essere americani all'ombra dei giganti che l'hanno immaginata, innalzata, resa il simbolo di un esagerato impossibile.
La Grande Mela è tentacolare: l'abbiamo vista distesa sotto ai piedi da una terrazza di cristallo. Si propaga oltre tutti gli orizzonti, inglobando ogni pixel che si deposita nell'iride.
È una megalopoli energivora: si beve i fiumi, consuma in gigawatt, brucia petroliere, mangia eserciti di polli, di manzi, di maiali, trebbia raccolti continentali.
Mi ha costretto a camminare all'inciampo, mi ha distratto in ogni modo possibile: con la sua eleganza e le cime svettanti che girano come una giostra sul collo.
Ora sul volo di rientro passo il tempo guardando le foto sul telefono e ripenso a questo viaggio emozionante che ha mantenuto ogni sua promessa regalando il diario di ricordi che difficilmente si può riassumere in poche righe.
Arrivando non si sente il peso di una America invadente, ma l'accoglienza volta ad agevolarmi oltre ogni mia perplessità. Il viaggio in aereo, con lo scalo internazionale, è stato lungo, ma l'adrenalina ci ha tenuto svegli. L'arrivo al JFK di New York è stato il primo vero impatto con la metropoli.  Solo il clima, complice un vento tagliente, punge. Il mio inglese è ignorante e l'esclamazione è in un classicissimo italiano. Una quantità di persone in movimento, cartelli in ogni direzione e file interminabili. L'organizzazione, però, si è rivelata impeccabile; ci hanno smistato rapidamente, e in poco tempo eravamo sul treno AirTrain per raggiungere la metro verso Jamaica.
Alla stazione di arrivo prima di uscire dai tornelli bisogna pagare 8$ e subito dopo acquistare le Metro Card per raggiungere il nostro hotel The Villa a Queens. Per girare liberamente su tutti i mezzi della subway e sugli autobus paghiamo 33$ a persona per tutta la settimana.
E non ci siamo posti limiti per andare ovunque.
L'albergo è decentrato, in un quartiere popolare ma molto tranquillo vicino al ponte di Queensboro. Palazzine basse, negozi di quartiere, gente appoggiata al confine tra la Grande Mela e le periferie.
Il ragazzo alla reception stimola l'inglese nel cervello e ne esce una spremuta gracchiante di: "Good morning, we have reservation one room..."
Per sopperire al gutturale presento il voucher. Consegna la chiave, blocca una cauzione sulla carta e ci congeda.
La stanza è nuova, confortevole, fornita di tutto il necessario. Sulla TV scoprirò la sera, ho il mio Prime in italiano. Può sembrare superfluo ma ha il suo perché.
Usciamo per un giro a piedi, tanto per non farci mancare una botta da aggiungere al volo intercontinentale. Ne vale la pena perché il ponte di Queensboro e affiancato alla funicolare dell'isola Roosevelt, e subito dopo si rimane a bocca aperta per le vie di Manhattan.

Nota: le vie sono perpendicolari. Da sud a nord si chiamano Avenue, da est a ovest vanno le Street e questo serve per orientarsi con le subway. Una delle poche eccezioni è la Broadway che taglia Manhattan in diagonale da Battery Park arrivando fino quasi forte sain George, ben oltre il Central Park.
Prendiamo contatto con i costi del cibo e una cosa risulta evidente: bisogna fare attenzione o si rischia di fare saltare il banco. Una Coca Cola viaggia sui 5$, un hot-dog parte dai 3$. E sono piccoli. Cenare seduti, con un paio di portate ti spilla un cinquantino, mentre al Mac'Donald con 25$ te la cavi.
Abbiamo trovato comunque due soluzioni convenienti. La prima è quella dei tranci di pizza a 99cent in un brand che ha diversi negozi tra i quali uno vicino a Time Square. La seconda, da noi abbastanza sfruttata è quella dei Whole-Market. Si tratta di supermercati che offrono la possibilità di mangiare a buffet, tra un gran numero di pietanze sia calde che fredde. Si prende un contenitore e lo si riempie pagando poi 11,95$ alla libbra ( circa 450g). Ho assaggiato di tutto e la qualità è eccellente.
Di blocco in blocco siamo arrivati a Time Square. E questo da solo vale tutta la fatica del viaggio.
Dopo una notte a smaltire il jet lag, siamo scesi per una colazione a quello che sarà il nostro open bar ogni mattino: al Deli 21(delicious o delicatessen)
Per 5$ si iniziava con due pastarelle very good e due small-cappuccino, una bevanda che sapeva di zucchero, cacao e vaniglia.

The First day o primo giorno, la baby-sitter mi ha portato a vedere la portaerei Enterprise. Un sogno lungo 50 anni quello di salire a bordo di un pezzo di storia della marina americana, quando la battaglia delle Midway incendiava la mia fantasia.
66$ per entrare nella storia toccare il metallo, salire sul ponte di comando, massaggiare la pancia di un Tomcat. Sul ponte di volo aerei da combattimento di ogni epoca e un padiglione con lo Space Shuttle.
Una volta usciti dalla portaerei, ci siamo calati dentro un sommergibile in disarmo, con tanto di periscopio e lancia siluri.
Soddisfatto e felice, la baby-sitter mi ha portato in metro verso il centro di Manhattan.
Nel pomeriggio dopo perigliose ricerche di una crociera per passare vicino a Liberty Island (a costi impegnativi), siamo saliti su un autobus e approdati a Battery park, da dove ci siamo imbarcati gratuitamente sul traghetto per Staten Island con un bellissimo inchino alla Statua della Libertà. Non è la crociera turistica, ma il modo più economico e iconico per vedere la Statua della Libertà e fotografare lo skyline di Lower Manhattan. L’alternativa, il traghetto per la Statua costa circa $25.50 a persona. Dalla baia, la Statua era imponente e i grattacieli di Wall Street un muro d'acciaio e vetro.
Ubriachi di gioia per il risparmio e per la gita, ci siamo fatti il ponte di Brooklyn a piedi e quando pensavamo di percorrere anche quello di Manhattan in senso contrario, la stanchezza ci ha falciato le gambe facendole trovare dentro la stanza di albergo dopo 10 fermate di linea F.

Il giorno seguente lo abbiamo dedicato al giro in bicicletta.

Ho preso contatto con Bike Rent NYC.
Prezzo on line 68$ mentre al banco sarebbe costato 80$. Le bici erano buone, comode e funzionali.
Direzione Central Park baciati da un sole primaverile. Il parco è bellissimo, pieno di gente che fa sport oppure si stende sui prati a rilassarsi. Un paio di salitine ma niente di proibitivo.
Usciti dal lato nord del parco, abbiamo imboccato la Broadway e percorsa fino al Financial District, quindi svolta a sinistra, ponte di Brooklyn, con un looping quello di Manhattan e via verso la riconsegna dopo cinque ore indimenticabili di pedalate, condite da due pizza slice 99cent's e sei Dumpling cinesi in un mercato del cibo vicino al World Trade Center.
Il pomeriggio lo abbiamo trascorso in giro sulla Fifty Avenue: un passaggio alla Rockefeller Plaza, alla cattedrale di Saint Patrick, un giro tra le mutande di Victoria Secret e tra i mattoncini delle sculture nel negozio della Lego.
Tattica diversa quella odierna: tappa pomeridiana per un riposino all'hotel prima di andare in centro e fare quattro salti con la musica.
Si dorme poco a New York.
In un attimo è già mattina e la direzione è Little Italy e subito dopo Chinatown.
Il quartiere italiano è una coreografia americana di quel poco rimasto dell'Italia. Duecento metri di street dove si affacciano locali che offrono pizze a prezzi da oreficeria e piatti di pasta proposti da camerieri che cercano in tutti i modi di fermarti e portarti a pranzo alle dieci di mattina.
Chinatown è ancora peggio.
Non ci ha fatto una grande impressione: è dapprima un susseguirsi di ristoranti che chiedono 15$ per un riso Cantonese, poi un dedalo di negozietti alimentari oltre il limite della decenza, dove si mescolano granchi blu, materassi, papaya, tranci di tonno, elettrodomestici e pollame.
Il pranzo è stato comico: ordiniamo noodels con pollo e all'eccezionale costo di 9,95$ mi danno una vaschetta con i noodels da cuocere, un barattolo di pollo in brodo e mi aggiungono le istruzioni: devi velsale il contenuto del balattolo nella vaschetta, aspettale dieci minuti e poi mangiale!
Una tragedia mangiare la brodaglia sulla panchina come due homeless. Al limite del divertente.
Trovato un collegamento WiFi, sono riuscito a prenotare la visita a The Edge. Sono 76$ ma è un gran assalto al cielo.
L'ascensore ti proietta in un minuto sulla sommità dove si trova la terrazza panoramica che sporge verso il centro di Manhattan. Emozionante camminare sui cristalli a pavimento con la sensazione di precipitare nel vuoto.
Abbiamo sorseggiato una Coca seduti davanti al panorama di Central Park e a tutto quello che viene dopo.
Una volta scesi ci siano instradati sulla Highline, una passeggiata ricavata da una linea dismessa della metropolitana e raggiunto Little Island, un parco costruito sul fiume Hudson.
Dopo il tramonto è stato divertente raggiungere la Starbucks Reserve (una torrefazione rielaborata) e il Chelsea market (straordinario esempio di recupero di un sito industriale).
Sciamavano verso gli eclettici localini della zona nuvole profumate di bella gente a caccia di un tavolo e compagnia. Noi cercavamo un ricostituente per i piedi.
Domenica primo Maggio ci riserva la sorpresa di una manifestazioni cicloturistica che si snoda per 40 miglia su tutta Manhattan alla quale hanno partecipato 35.000 amanti dei pedali. La FiveBoro si ripete ogni anno e chissà che non diventi una scusa per tornare un'altra volta. New York sorprende anche sotto questo aspetto: le strade sono tutte chiuse per consentire lo svolgimento della manifestazione. Di tutta Manhattan intendo...
Noi prendiamo la metro e ci mettiamo alla ricerca della Gran Central Terminal. Tappa interlocutoria prima di prendere il treno per Coney Island.
Quante volte questa località di mare è comparsa nei film con il suo suggestivo Luna park, la passeggiata, Zoltar.
La metro card apre i tornelli e in meno di una ora siamo sul posto tra giostre di ogni tipo con i sacchetti di caramelle tra le mani.
Rientrati a Manhattan, fermi al semaforo per attraversare una coppia davanti a noi chiacchera con accento familiare: “Siete di Trieste?” Rispondono di si e nell'astrale combinazione di eventi ci accorgiamo che il pianeta è piccolino.
Riprendiamo a passeggiare un po' per Street & Avenue concludendo con una deliziosa cena da Whole-Market e infine con un rientro per una doccia riequilibrante in Hotel.
Lunedì pioviggina. Dopo un bel temporale notturno, il meteo sembra offeso, ingrigito.
Niente di meglio per una gita nel Bronx.
Tentiamo una passeggiata nella pioggerellina insistente, e ad Harlem inciampiamo nella stupenda cattedrale di Saint Vincent-Ferrer.
Poi prendiamo un bus e infine la metro che passa davanti allo Yankee Stadium e ci sbarca a Fordham Street, la zona commerciale del Bronx. È una realtà frenetica, ciondolante. Il timore reverenziale per un quartiere famoso per la violenza, si dissolve nelle strade che almeno di giorno, sono identiche a quelle di tante altre città.
Non mancano i prototipi poco raccomandabile, ma d'altronde anche a Manhattan in un chiostro di un bancomat abbiamo visto cinque tossici bucarsi come ai tempi dello zoo di Berlino.
Il primo assaggio di negozi è di carattere sportivo: tutti i best-brand spopolano. Le scarpe Nike non scendono sotto i 100$, l'abbigliamento è sfacciatamente figo.
Ingurgitiamo una pizza lubrificando con Doctor Pepper e si va verso la Little Italy del Bronx. Come l'altra di Manhattan l'italianità si riduce a qualche tricolore e un paio di negozietti con le mozzarelle.
Verso sera rientriamo per un ultimo assaggio di grattacieli.
Si passa al Madison Square garden, alla Citrus Way e poi in stanza per iniziare a preparare la valigia.
Una sensazione di vuoto permea la coscienza perché New York è unica e penetra nei pori della pelle.
Ha quel suo carattere eclettico che ci ha consentito un passaggio ma dà la sensazione che viverci è fagocitante, totalizzante e costringe a uno stile di vita frenetico per non finire risucchiato nello scarico che finisce nel Bronx o in un’altra delle sue periferie.
Questa mattina dopo il check-out, abbiamo fatto toccata e fuga alla biblioteca di Bryant Park e sconfinato in un ultimo e sofferto saluto alla Rockefeller Plaza.
Quindi è il magnetismo incontrastabile dell'aeroporto a catturarci per sputarci nell'azzurro verso l'Europa.
Siamo in aereo sopra la Francia, tra poche ore saremo a Roma.
Le luci, le altezze il ruggito sordo di New York sono alle nostre spalle, ma un tatuaggio nel cuore ci ricorda quanto è bella questa ammaliante New York.



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