Rajasthan: un Viaggio che chiama l'Anima
Non è solo una destinazione, è una chiamata irresistibile a immergersi in un regno dove la storia si tinge di rosa, di blu e di zafferano. Cosa spinge ad andare? La voglia di vivere una fiaba: tra i forti maestosi che dominano l'orizzonte e le dimore affrescate degli antichi mercanti.
Vi aspetta un'accoglienza calorosa che vi farà sentire ospiti, non turisti, e una profonda spiritualità sussurrata tra i templi e i laghi sacri. Lasciatevi travolgere dalla cucina esplosiva di curry e spezie, un banchetto per i sensi.
E il bello è che questa magia è accessibile: il Rajasthan offre un'esperienza ricchissima a un costo appetibile. È il viaggio che nutre l'anima senza svuotare il portafoglio. Partite, il Palazzo vi aspetta.
Si vola !
23/01/23
Una volta superato il banco Lufthansa all'aeroporto di Trieste, la bolla nella testa si sgonfia, l'adrenalina smette di riversarsi nel corpo.
La tensione accumulata nel giorno prima della partenza era figlia di una operosa organizzazione dei documenti di viaggio, dell'incertezza fino all'ultima ora della conferma del volo.
Prima tratta iniziata sulla Toyotina di Jessica la driver di casa. Tutto si è svolto in orario: sveglia, doccia, chiusura bagaglio e arrivo all'aeroporto.
In orario anche la partenza (alle 6 e 20 del mattino) su un jet Embarer, diverso dai collaudati Ryanair. È più affusolato, silenzioso ma complice del vento, molto ballerino. Si arriva a Francoforte dopo un sonno di mezz'oretta.
Dovremo attendere mezzogiorno per salire sul tappeto volante per l'India. Adesso non c'è più fretta perché Delhi non si sposta nemmeno di un centimetro.
Corridoi interminabili, scale, ascensori, negozi nell'aeroporto di Francoforte.
È un infinito centro commerciale, un minestrone di mille razze, persone che corrono, che dormono, bambini che piangono, hostess che ancheggiano, controllano, invitano, dirigono.
Attraccato al ponte mobile il nostro A330 si riempie di persone e la maggioranza sono indiane, ci danno un assaggio di colore di pelle, di capelli neri come il carbone.
Noi siamo nelle file centrali quasi in coda sulle poltrone tecnologiche con TV e copertina quasi fossimo già all'ospizio. Decolla pesantissimo, stacca a fatica rispetto a quello del mattino poi raggiunge la quota e le assistenti di volo iniziano a danzare nei corridoi, schivano quelli della corsa in bagno, spingono carrelli scaldavivande espandendo nella carlinga profumi di curry che aprono lo stomaco.
Trattoria tecnologica, molto affollata con la porta di ingresso a Francoforte e quella di uscita a Delhi. Cameriere carine, tutte in divisa, efficienti come poche. I posti a sedere sono comodi, tavolo piccolo anche se prenotato. Piatti sostanziosi, uno vegetariano e l'altro di pollo, all you can fly. Niente orate, tartufi, scampi, omelette, il menù è piuttosto scarno.
Un appunto al bagno: molto piccolo.
Alla fine del pasto, film e dormitina. Stiamo volando sul mar Nero diretti alla meta.
Arrivo a Delhi
24/01/23
Siamo atterrati a Delhi in piena notte, e immediatamente abbiamo preso la scheda telefonica. Piccolo neo al banco Airtel per la sim: l'operatore si è omaggiato di 5€ per la scheda.
Bravo, ci sta, bisogna stare più attenti. Alla fine per un giga e mezzo al giorno per un mese abbiamo speso 15€. Uscendo l'aria calda e umida ci ha avvolti subito. Il nostro autista, il signor Ram, ci ha accolto all'uscita omaggiandoci con due belle ghirlande di fiori.
La notte inoltrata di Delhi e la stanchezza e il jet lag ci hanno spinto nell'ombra di Gupta Road, verso il Singh Empire. A quell'ora, ogni albergo è un porto e la speranza era che il faro della reception 24 ore su 24 fosse acceso. E lo era. L'accoglienza è stata rapida e cortese, un sollievo essenziale dopo il viaggio. La posizione, lo sapevo, era la sua forza: a due passi dalla stazione, un trampolino di lancio per il giorno dopo.
Affidarsi o no a un driver? La nostra prima esperienza suggerisce di si! La compagnia Private Driver India ci ha mandato il signor Ram, cortese, disponibile e puntuale già fuori dall'aeroporto alle tre del mattino, con due collane di fiori di benvenuto.
Siamo arrivati direttamente all'hotel e già alle dieci ci aspettava per portarci a visitare Old Delhi.
Ci ha portato un po' di rupie, risolto un problemino con la SIM Airtel, fornito di acqua e scarrozzati dove gli abbiamo chiesto. Ha pagato parcheggi, ingressi, indicato buoni posti dove mangiare, parla inglese slow per farsi capire da noi troppo abituati al nostro idioma, ci ha aperto la strada tra le persone che insistevano per vendere qualcosa. Qualche volta ha spinto per presentarci artigiani che vendevano prodotti locali come marmi intarsiati, sculture di legni, gioielli, tappeti e tessuti, ma senza insistere o creare imbarazzo.
Avremmo potuto fare da soli, ma penso perdendo tempo prezioso in un luogo dove le distanze contano. Per questa vacanza che prevede un giro nomade di 2000km nel Rajasthan abbiamo preferito affidarci a dei professionisti e credo che per noi sia una buona cosa.
Viaggia in India con Balram: La tua Guida Turistica Esperta e Affidabile
Ciao! Sono Balram, il tuo autista personale specializzato in tour turistici in tutta l'India. Ti offro un'esperienza di viaggio sicura, fluida e completamente senza preoccupazioni. Metto a tua disposizione 20 anni di esperienza sulle strade indiane a bordo di un'auto efficiente e pulita.
Il costo del tour è trasparente e include tutte le spese: carburante, parcheggi, pedaggi e acqua fresca a bordo.
Hai la massima flessibilità: puoi prenotare i tuoi alberghi in autonomia o lasciare che li scelga io per te.
Per un preventivo dettagliato, invia il tuo itinerario. Valuterò le mete e ti suggerirò le migliori tappe, incluse le mie "perle nascoste".
Contattami oggi per iniziare a pianificare la tua avventura!
Primo Giorno a Delhi
24/01/23
Dopo una breve dormita siamo scesi nella sala per una buona colazione. Il personale sorrideva, disponibile e premuroso, mitigando ogni difetto. Il cibo era buono: un risveglio rassicurante in una Delhi che stava per esplodere di vita. Alle 10 il signor Ram viene a prenderci in hotel, ci lanciamo alla scoperta della città, per un primo vero assaggio di Delhi. Il tragitto verso i monumenti è stato il primo impatto con il traffico indiano: un'orchestra cacofonica di clacson, motorini che sfrecciavano in ogni direzione e, sì, le prime mucche placide che attraversavano la strada indisturbate. La mattinata è iniziata con la maestosità del Forte Rosso. Le sue mura imponenti e l'architettura moghul ci hanno trasportato in un'altra epoca. Abbiamo passeggiato nel quartiere adiacente in un caos indescrivibile ma piacevole
La giornata si è continuata con una visita alla Jama Masjid, una delle più grandi moschee dell'India. Salire sul minareto ci ha regalato un'esperienza avvincente, con una vista panoramica sulla vecchia Delhi e sul suo intricato labirinto di vicoli. L'atmosfera era serena e suggestiva, un contrasto sorprendente con il trambusto delle strade sottostanti.
Il pranzo è stato un'esplosione di sapori: un piccolo chiosco di street food vicino al Forte, dove abbiamo assaggiato samosa croccanti e deliziosi pani puri, con un piccante che ci ha fatto sudare. "Ma è buono!" ho esclamato ad Antonella, con gli occhi che lacrimavano.
Successivamente, il Tempio di Akshardham ci ha travolto. Un complesso gigantesco, un'ode all'arte e alla spiritualità induista, con sculture incredibili e un'architettura maestosa. Per questo motivo è vietatissimo fare fotografie! All'ingresso controllano accuratamente che non passino nemmeno gli smartphone! Abbiamo passato ore a esplorarlo, ammirando ogni dettaglio. Sembrava di essere in un altro mondo.
Nel pomeriggio, l'architettura moderna del Tempio del Loto ci ha colpito per le vesti sgargianti che sciamano intorno, per la sua forma unica e la sua aura di serenità. Un luogo di culto baha'i aperto a tutte le fedi, un simbolo di pace e unità
concludendo con la visita alla Tomba di Humayun, un magnifico esempio di architettura moghul che ha ispirato il Taj Mahal. I giardini circostanti erano un'oasi di pace e abbiamo trascorso un po' di tempo a goderci la tranquillità del luogo.
Il triplo matrimonio
La serata ci ha riservato la sorpresa più incredibile. Quando Ram ci ha salutati vicino all'hotel, abbiamo notato un edificio sontuoso addobbato a festa e una moltitudine di persone vestite con abiti coloratissimi. Mi sono infilato tra la gente e ho chiesto ad un bel signore se fosse possibile entrare a fare delle foto. Dapprima diffidente, ci ha negato il permesso, poi pentito ci ha trascinato dentro ritrovandoci nel bel mezzo di non uno, ma tre matrimoni indiani contemporaneamente! Siamo stati accolti con un calore incredibile. Gli invitati, incuriositi dalla nostra presenza, hanno iniziato a chiederci foto. "Sembra di essere delle celebrità!" ho sussurrato ad Antonella, ridendo. Sono arrivati gli sposi in abiti tradizionali accolti da un complesso e festoso cerimoniale. Abbiamo partecipato a tre banchetti di nozze, assaggiando una miriade di piatti deliziosi e piccanti, e ci siamo lasciati trascinare dai balli tradizionali. È stata una serata indimenticabile, un vero tuffo nella cultura e nella gioia indiana. Ci siamo sentiti parte di quelle celebrazioni, come vecchi amici arrivati da lontano.
La scena della danza giovanile in India è un turbine incredibilmente vibrante che fonde tradizione millenaria e modernità elettrizzante! Le decine di modi in cui i giovani si muovono riflettono l'inarrestabile, caleidoscopica diversità culturale del subcontinente: il Bollywood Fusion, universalmente popolare, è un'esplosione dinamica che mescola stili classici, folk e le influenze occidentali più energiche come l'hip-hop e il jazz. Nelle metropoli, il ritmo implacabile dell'Hip-Hop e della Street Dance, spesso alimentato dalla cultura K-pop, fa da padrone, mentre i ritmi folk ancestrali come il Bhangra e il Garba vengono infusi di energia contemporanea per le feste. Anche le forme classiche come il Kathak e il Bharatanatyam sono coraggiosamente reinterpretate in performance che ridefiniscono il movimento. Ogni singolo passo è un'espressione audace di identità, un ponte ardente gettato tra l'antico splendore e il nuovo millennio.
Secondo Giorno a Delhi
25/01/23
A Delhi, in gennaio fa freddo. Molte persone dormono sui tetti dei palazzi, all’addiaccio e per scaldarsi, bruciano qualsiasi cosa, dal legno alla carta, dalle immondizie al polistirolo e il risultato è una cappa giallastra che avvolge la città, si avverte un acre odore di fumo che si dissolve non appena si alza un po’ d’aria.
Il secondo giorno a Delhi è stato dedicato alla spiritualità, un'esperienza di un'altra dimensione. Abbiamo iniziato con il Gurudwara Bangla Sahib, un tempio Sikh di una bellezza avvolgente con le cupole dorate e uno specchio d'acqua dalle proprietà curative. L'atmosfera era di pace profonda, con i canti devozionali che riempivano l'aria e i fedeli che si muovevano con reverenza. Avere una guida come Ram è stato una volta di più utile per entrare in contatto con la realtà di Delhi. Abbiamo colto l'opportunità di mangiare nel langar, la cucina comunitaria che offre pasti gratuiti a tutti in tutte le ore della giornata, indipendentemente dalla religione. Siamo stati ospiti nel tempio provando la generosità di un pasto offerto.
Infine, abbiamo visitato il Tempio di Laxminarayan (Birla Mandir), un tempio induista moderno e colorato dedicato a Vishnu e Lakshmi. È stato un modo perfetto per concludere il nostro percorso spirituale a Delhi. Questa città ti trascina nel torrente solo perché hai messo i piedi sulla riva. Ha il suo ritmo e il suo modo di essere e così impariamo a nuotare in questo fluido sensuale.
Il traffico era ancora caotico, i negozi affollati e le mucche continuavano a passeggiare indisturbate, ma ora tutto sembrava familiare, parte integrante del fascino di Delhi. Abbiamo fatto un ultimo giro nei mercati, comprando qualche souvenir e respirando a pieni polmoni gli odori delle spezie e dei fiori.
Non si può andare a Delhi e non cenare in cima all'Himalaya! Everest Kitchen è una terrazza sopra l'incessante suono dei clacson. Una vista unica sopra i mercati affollatissimi con cena a nove euro.
Festa della Repubblica
26/01/23
Il terzo giorno nella capitale è stata un'avventura a caccia di un varco per andare ad assistere alla gran parata militare che si svolge ogni anno in occasione della Festa della Repubblica dell'India.
Volevamo assistere a tutti i costi alla manifestazione tentando l'accesso anche senza un pass e dopo mille difficoltà per arrivarci, a causa delle strade chiuse, siamo arrivati in una buonissima posizione. Eravamo gli unici turisti occidentali e ad un posto di blocco abbiamo temuto il peggio ma la polizia ci ha fatto entrare senza grossi ostacoli. Ci è andata bene, il confine tra tolleranza e severità delle forze dell'ordine è molto sottile.
Nella calca siamo riusciti a spremerci in un posto con una discreta vista, entrando a fare parte dell'agglomerato festante. Hanno sfilato i reggimenti militari e tra questi delle truppe cammellate molto singolari
Un paio d'ore di spettacolo unico per il contesto e in conclusione in mezzo a una piazza gremita dalla folla una tv indiana ci ha fatto un intervista.
Ebbri per il rischio corso e il successo dell'impresa siamo ritornati nel nostro albergo.
Ti piacerebbe ascoltare la musica che suonava nella nostra macchina mentre attraversavamo incantati questo magico posto di contrasti accesi? Clicca sul pulsante qui a fianco e scegli dalla nostra playlist
Vrindavan
27/01/23
Di primo mattino, dopo tre giorni di avventure, siamo saliti sulla macchina con il nostro autista, Ram. Ci aspettava un'altra grande avventura: il Rajasthan. La prima tappa? Nientemeno che il Taj Mahal. Delhi ci aveva sedotto con il suo caos controllato, la sua storia millenaria e la sua incredibile spiritualità, ma eravamo pronti per nuove meraviglie. "Pronta, amore?" ho chiesto ad Antonella, che mi ha stretto la mano. "Più che mai."
L'autostrada da Delhi ad Agra è un eufemismo che si sposa con il "tutto è possibile".
Sono a pagamento? Certo, c'è un pedaggio minimo che la ufficializza.
Il resto, al limite massimo degli 80 orari, è un continuo sorprendersi: gente in bicicletta, tanti a piedi attraversano l'autostrada, qualcuno viene contromano, tutti suonano il clacson. Camion lentissimi, autobus impazziti, mucche che pascolano ovunque e un paio sullo spartitraffico. Ai lati della via sorgono e spariscono le case di fortuna, quelle di mattoni, altre in lamiera, qualcuna a cielo aperto.
Non c'è una logica, ognuno fa quel che gli va.
È come il cibo piccante: per loro non è piccante. È cibo.
E così l'autostrada: non è incasinata. È l'autostrada.
Ram, la nostra guida, ci consiglia di visitare un paio di templi a Vrindavan.
Questo, dopo un bazar sempre più congestionato, conduce a una salita pregna di gente che si accalca, che grida festante. Le scimmie rubano qualunque cosa e devo mettere via gli occhiali perché ne ho visto un paio in bocca a un primate.
Spingendo come dannati arriviamo al tempio, ci scalziamo ed entriamo nella bolgia.
Dopo un passaggio tentiamo l'uscita per recuperare le scarpe che sono rimaste al di là di una grata. Una persona ce le passa e riusciamo indenni, pronti per la prossima prova dell'Indiana Jones. Prima di andare a pranzo, visitiamo il Tempio Iskon, ufficialmente conosciuto come Krishna Balaram Mandir, un magnifico complesso che combina l'architettura tradizionale indiana con elementi contemporanei, e fu il primo tempio Iskon costruito in India nel 1975.
La struttura è prevalentemente realizzata in marmo bianco purissimo, che le conferisce un aspetto imponente e sereno. L'edificio è caratterizzato da una lavorazione esclusiva e intricata, con pareti, pilastri e cupole finemente intagliati e archi elaborati. E’ un apoteosi di dettagli incantevoli
Pranziamo e ripartiamo.
Arrivati ad Agra nel pomeriggio, ci affrettiamo a visitare il forte che chiuderà alle sei: meglio di niente. Due ore sono sufficienti per fare il giro completo, ma non è niente per visitare a fondo questa città fortificata. Architettura sublime, decori arabeggianti e simmetrie sfuggenti.
E dalla terrazza verso il fiume Jamuna la fantastica vista del Taj Mahal al tramonto.
Ci ritiriamo nell’albergo, il Taj Shiro Home Stay, pittoresco ma gelido e passiamo la notte a cercare di scaldarci alla bene e meglio, perchè c’è una finestra in bagno senza infissi e da lì passano gli aliti gelidi della notte e il latrare dei cani.
Taj Mahal
28/01/25
Le quattro del mattino. La sveglia suona come uno sparo nel silenzio irreale della notte indiana. "Andiamo, Ale," mi sussurra Antonella, già in piedi, con quell'eccitazione che solo l'attesa di una meraviglia può dare. "Non voglio perdermi un secondo di quell'alba."
Sapevamo che il segreto per vivere la magia del Taj Mahal era arrivare prima di tutti, per vederlo emergere dall'oscurità e vestirsi della prima luce. Così, ancora intorpiditi, ci siamo ritrovati davanti al cancello est, ben prima dell'apertura ufficiale.
La coda per i biglietti era già un serpente silenzioso nell'aria fresca di gennaio. Per noi stranieri, il costo era elevato, ma includeva già un paio di copriscarpe e una bottiglia d'acqua: un servizio essenziale. Il rito della fila, lento e ordinato nel buio, sembrava quasi una preparazione spirituale. Intorno a me, i sussurri e il fruscio delle vesti, ma l'attesa era carica di rispetto.
Una volta ottenuti i ticket, ci siamo incamminati verso la Porta Principale, il Grande Portale (Darwaza-i Rauza). Varcato il primo controllo di sicurezza è lì che il mio cuore ha fatto il primo, vero, balzo.
Il Taj Mahal non si rivela subito. È nascosto dietro il portale in arenaria rossa, un velo che ne trattiene la bellezza per un istante. Poi, l'abbiamo varcato.
Non sie è mai abbastanza preparati per descrivere quel momento. La geometria perfetta della grande arcata del portale incorniciava, proprio al centro, la sagoma perfetta del mausoleo. Era ancora immerso in una penombra lattiginosa, appena illuminato da una luce azzurrina che ne addolciva i contorni.
Il Taj Mahal di marmo bianco, tempestato di pietre preziose, sembrava galleggiare sopra la sua piattaforma, così puro da apparire irreale.
Ci siamo mossi lentamente, lungo il giardino moghul diviso da vialetti e canali d'acqua. Le siepi erano curate con una precisione maniacale, e i riflessi del mausoleo nell'acqua erano ancora sfumati, liquidi come un ricordo.
Mentre camminavamo, l'alba si compiva. Eravamo in una posizione privilegiata, e i primi raggi di sole, che sfondavano la foschia, hanno colpito il marmo.
È stato come assistere a una metamorfosi.
Il bianco, che fino a un attimo prima era freddo e lunare, ha iniziato a scaldarsi, passando da una tonalità perlacea, quasi rosa, a un bianco avorio accecante. Le migliaia di intarsi in madreperla e lapislazzuli hanno cominciato a brillare, come se il monumento si stesse accendendo dall'interno.
Siamo arrivati al bordo del serbatoio del loto, dove il Taj si riflette in tutta la sua maestosità. Lì, mi sono fermato. Antonella mi ha lasciato scattare le mie foto perfette, ma lei aveva bisogno solo di guardare.
L'alba sul Taj Mahal non è solo luce; è la dimostrazione che la bellezza, quando nasce da un sentimento puro, può sfidare i secoli e lasciare senza fiato.
Siamo saliti sulla piattaforma, per toccare il marmo e passeggiare intorno al suo corpo centrale, ammirando da vicino la calligrafia in bassorilievo e i motivi floreali che sembravano ricami. La folla iniziava ad aumentare, ma l'incanto di quell'alba, visto in due, ci era ormai entrato nell'anima.
Malinconicamente ripartiamo per proseguire il nostro tour.
Riprendiamo il viaggio per trasferirci a Jaipur, sono 240 km da fare sulla polverosa autostrada che vive di vita propria. Non esiste il principio di precedenza, va avanti il primo e via gli altri. Bisogna essere abili e Ram schiva di tutto: buche, mucche, spericolati che girano all'improvviso.
La prima tappa di visita è Fathepur Sikri, la città fantasma.
La città fu fondata nel 1569 dal grande imperatore Mughal Akbar. In quell'anno Akbar aveva visitato l'eremita musulmano Chishti, che risiedeva nel villaggio di Sikri. La capitale Mughal fu trasferita a Delhi nel 1586 a causa dell'inadeguato approvvigionamento idrico di Fatehpur Sikri.
La fortificazione nasconde giardini e piazze, palazzi rosseggianti e una moschea infinita.
Ci mettiamo quasi due ore per visitare il sito.
C'è tanta gente e ovviamente anche venditori che trattano mille articoli: collanine, campanelli, posti scarpe prima della moschea, tour ufficiali e non, calamite.
Un bazar che ronza costantemente attorno, la nostra indifferenza li lascia..indifferenti.
Poi si scende al parcheggio e il viaggio riprende verso un affamato pranzo delle 14.
Sul percorso è d’obbligo una breve sosta fotografica ad uno dei pozzi più famosi del rajasthan: il Chand Baori
Si tratta di uno spettacolare e massiccio pozzo a gradini situato nel villaggio di Abhaneri, in Rajasthan, India. È considerato uno dei più grandi e profondi dell'India, progettato per raccogliere l'acqua piovana nelle regioni aride.
Le sue fattezze sono un trionfo dell'architettura e dell'ingegneria del IX secolo. La struttura ha una forma quadrata e scende per 13 piani, raggiungendo una profondità di circa 30 metri. La caratteristica più affascinante sono le sue 3.500 strette scalinate simmetriche che si intersecano in modo sorprendente lungo i tre lati della struttura.
Queste scale creano un ipnotico motivo geometrico a zig-zag, un disegno intricato e ripetitivo che gioca con le luci e le ombre, offrendo una vista mozzafiato da qualsiasi angolazione.
Il quarto lato del pozzo è caratterizzato da una serie di padiglioni multilivello e nicchie, un tempo usati dalla famiglia reale per rilassarsi o per riti religiosi. Questi includono sculture religiose e jharokha (balconi). Il Baori è un capolavoro funzionale e artistico, che unisce la necessità pratica di accedere all'acqua fresca con una sorprendente bellezza strutturale. Impegno altri giga sulla scheda della macchina fotografica e ripartiamo.
Riprendiamo il viaggio per trasferirci a Jaipur, sono 240 km da fare sulla polverosa autostrada che vive di vita propria.. Non esiste il principio di precedenza, va avanti il primo e via gli altri. Bisogna essere abili e Ram schiva di tutto: buche, mucche, spericolati che girano all'improvviso.
Arriviamo di sera tardi e ci ritiriamo all’hotel Sanjjan Mawas, un sogno in stile Rajasthani.
Le pareti erano adornate con affreschi che sembravano raccontare storie di Maharaja e principesse, i colori zafferano, indaco e rosa, danzavano nella luce delle lampade. Il letto, ampio e maestoso, era un invito al riposo tra lenzuola immacolate. Ci siamo sentito avvolti non solo nel comfort, ma nella storia e nell'arte. Ogni dettaglio, dal legno intagliato dei mobili all'opulenza del bagno moderno, parlava di cura e passione. Varcare la soglia della nostra stanza non è stato solo un check-in, ma un vero e proprio ingresso in una favola, un sussurro della regalità di Jaipur.
Jaipur
29/01/23
Dopo una notte tranquilla in hotel e una buona colazione, di primo mattino ci ritroviamo con Ram che ha già pronto il suo itinerario. Purtroppo piove, ma non ci turbiamo più del necessario: al massimo ci bagneremo!
Primo appuntamento di giornata è la visita al Forte Amber, una fortezza situata ad Amer, una città a 11 km. dal centro di Jaipur. Situato su una collina, è la principale attrazione turistica dell'area di Jaipur. La città di Amer venne costruita dalla tribù dei Meena, e successivamente governata dal Raja Man Singh I.
Dopo le raccomandazioni di rito sull'evitare di farsi coinvolgere dagli ambulanti, l'ultima è: fate attenzione a non farvi calpestare dagli elefanti!
Terminata la visita, Ram ci porta a un elegante mausoleo Gatore ki Chhatriyan, il terreno di cremazione reale dei Maharaja di Jaipur. E’ una gemma architettonica che offre un'esperienza serena e maestosa, lontano dalla frenesia delle principali attrazioni turistiche. Questo complesso ospita una serie di cenotafi (chhatri, a forma di ombrello) realizzati in arenaria e marmo bianco. Ogni struttura commemora un diverso sovrano Kachhwaha e sfoggia intagli intricati e dettagli che fondono lo stile Rajput e quello Mughal. Il cenotafio di Sawai Jai Singh II, in particolare, è un capolavoro in marmo. Piove leggermente e questo luogo si ammanta di magia, riflettendo mille volte la sua bellezza che riprendo da angolazioni diverse, ogni volta più scenografiche.
Incastonato tra le colline Aravalli, il sito ci regala una vista panoramica su Jaipur, inclusa la Jal Mahal. La sua atmosfera tranquilla e contemplativa lo rende un luogo ideale per noi che siamo amanti della storia e della fotografia, desiderosi di esplorare il ricco patrimonio regale del Rajasthan in un ambiente di quiete e bellezza.
Sulla via del rientro di fermiamo ad ammirare un bel palazzo in mezzo al lago: il Jal Mahal. Splendida struttura del XVIII secolo, è un'icona di Jaipur che sembra galleggiare magicamente al centro del lago Man Sagar. La sua architettura in stile Rajput è incantevole, con quattro dei suoi cinque piani sommersi quando il lago è pieno. Ammirarlo dalla riva è un'esperienza suggestiva, specialmente al tramonto o quando riflette sull’acqua la sua narcisistica bellezza. Purtroppo, non è visitabile internamente e la salute del lago circostante a volte è precaria, diminuendo l'impatto visivo. Nonostante ciò, rimane una tappa fotografica imperdibile.
Per non farci mancare nulla siamo saliti su una collina per trovare quello che viene chiamato il tempio delle scimmie. Il viaggio verso Galta Kund non è una passeggiata, è un pellegrinaggio fisico. La salita, ripida e implacabile, ci ha strappato il fiato ad ogni curva.
Quando finalmente la sommità si è aperta, l'aria è cambiata, così come la vista. Ecco il panorama: Jaipur, la città rosa, si stendeva come un tappeto di storia e fortificazioni, un'immensità che da lassù sembrava improvvisamente ordinata e vulnerabile.
Poi, la discesa nel complesso dei templi è stata un ingresso in un regno parallelo. Non ero solo. Erano ovunque: le scimmie di Galta Ji. Famiglie intere di macachi, sfacciate e sacre, danzavano sui cornicioni, si tuffavano nelle acque purificatrici dei kund sacri e osservavano ogni mio movimento con un'aria di beffarda superiorità. Erano le vere guardiane del luogo, vivaci e a volte un po' troppo curiose.
E infine, i templi favolosi. Non sono semplici edifici, ma haveli monumentali incastonate nella gola, con l'acqua che sgorga miracolosamente da una sorgente naturale, convogliata in vasche di pietra. Il Galta Kund, la vasca principale, brillava di un verde sacro, riflettendo le pareti di arenaria rossa e gli affreschi sbiaditi. Nel silenzio mistico, si comprendeva il vero significato del luogo: un'oasi di devozione dove la natura e la spiritualità si fondono in un'unica, indimenticabile, esperienza.
Rientrati a Jaipur, Ram ci lascia liberi di esplorare il centro e subito veniamo rapiti dall’unicità del Palazzo dei Venti.
Viene chiamato così perché è sostanzialmente contraddistinto da un muro molto alto costruito per permettere alle donne della famiglia reale di osservare, non viste, le feste che si svolgevano in strada, al riparo da sguardi indiscreti.
Questa meraviglia architettonica è realizzata interamente in arenaria di colore rosso e rosa, ed è collocato nei pressi del City Palace, sviluppandosi in lunghezza fino alle stanze (zenana) riservate alle donne della famiglia reale.
La forma del Palazzo dei Venti assomiglia a quella del favo di un alveare di api e fu costruito nel 1799 dal Maharaja Sawai Pratap Singh su cinque piani. La facciata è formata da ben 953 finestre (Jharokha), finemente decorate con fitte grate.
Nei negozi che vendono ogni genere di mercanzia, conosciamo un commerciante che ha lavorato in Italia e conosce molto bene la nostra guida. In cambio dell’acquisto di un paio di sciarpe ci racconta altri dettagli della città. Dormiamo di nuovo a Jaipur.
Pushkar
30/01/23
Il mattino seguente ci instradiamo verso Pushkar ma non prima di fare un passaggio per le Montagne di Marmo: lo stupore del Dumping Yard di Kishangarh
Questa notte ha nevicato? No!
Siamo in una discarica di polvere di marmo. La zona è il regno dei marmisti che hanno ben pensato di fare della discarica un'attrazione turistica alpina!
"Se non lo vedo, non ci credo," ho detto ad Antonella quando le ho mostrato la foto: montagne bianche, che sembravano neve in pieno Rajasthan. Eravamo qui, nella città del marmo , ma questo non era un palazzo né un tempio, bensì una discarica.
O meglio, era un capolavoro involontario.
Quando siamo arrivati, la realtà ha superato di gran lunga l'immaginazione, perchéi fronte a noi si estendeva un paesaggio surreale: colline e valli interamente fatte di fango bianchissimo di carbonato di calcio, scarto della lavorazione. Sotto il sole indiano, brillava di un bianco quasi accecante. Ho dovuto mettere gli occhiali da sole.
"E’ un altro pianeta," mi ha detto Antonella, con gli occhi spalancati. E aveva ragione.
Mentre salivamo sul pendio più alto, sembrava di camminare su neve compatta.
Abbiamo trovato un piccolo specchio d'acqua alla base di una collina, che rifletteva un cielo incredibilmente azzurro. Il contrasto tra quel bianco spazzato dal vento e l'azzurro intenso era così fotogenico da capire immediatamente perché questo posto è diventato una calamita per i fotografi e i set cinematografici.
Non è la bellezza di un paesaggio naturale, né l'arte di un monumento storico come il Taj Mahal. È la strana, inaspettata, grandiosa bellezza che può nascere anche da uno scarto, una dote del popolo indiano. Un deserto di marmo che ci ha regalato un'emozione forte e totalmente inattesa. Kishangarh è la prova che la meraviglia si nasconde negli angoli più insoliti del mondo.
Pushkar è una città sacra che propone il fascino del deserto, non è una semplice centro urbano: è un'esperienza sospesa. Nota come una delle città più spirituali dell'India, è avvolta da un'aura di misticismo e tranquillità, con il suo Lago Sacro circondato da 52 ghat dove i pellegrini compiono le abluzioni. Ram ci ha lasciato nei pressi della struttura prenotata, la Kanhaia Haveli. Gode di una posizione eccellente, a pochi passi dal Lago Sacro e dal mercato offrendo l'autentico fascino di un'antica residenza nel cuore di Pushkar. Le camere sono pulite e accoglienti, con un'atmosfera tranquilla e un'ottima terrazza panoramica dove poter gustare la colazione, il tutto gestito da una famiglia locale ospitale.Dopo una rinfrescata scendiamo nelle vie del centro. L'atmosfera è infinitamente più calma rispetto alle grandi metropoli indiane, ma il vero fascino si rivela al calar del sole, quando il richiamo del Deserto del Thar si fa sentire.
Nella hall della Haveli ci accordiamo per fare una serata nel deserto che prevede il giro in cammello e una cena Appuntamento alle cinque per andare al camel safari.
Si presenta Mutti con la motocicletta e gli facciamo presente che saremo in tre, che sorride e ribatte: “No problem, let's go!!” e così proviamo l'ebbrezza di un viaggio in tre sulla motocicletta
La vera avventura è iniziata con l'escursione nel deserto, guidata dal giovane e Mutti. Ci fa salire sul nostro fido compagno di viaggio, un cammello dal nome evocativo di Modi, che ci ha condotto tra le dune sabbiose. È stato un modo perfetto per staccare dal fervore della città e immergersi nel silenzio maestoso del deserto.
Al tramonto, il paesaggio si è trasformato in un palcoscenico magico per una serata indimenticabile.
L'esperienza ha raggiunto il culmine con l'incontro con una comunità gitana Kalbelia. La cena, semplice e autentica, è stata accompagnata da uno spettacolo eccezionale: le danze ipnotiche, eseguite con grazia e passione davanti a un falò scoppiettante, illuminavano la notte stellata. La musica, i colori e il ritmo dei tamburi hanno creato un momento di pura e selvaggia bellezza, un'autentica immersione nella cultura del Rajasthan.
La conclusione della serata è stata un perfetto riassunto del caos affascinante e dell'ospitalità indiana: il rientro in albergo: visto l'ora tarda ci propongono un rientro con il tuk tuk dei Gipsy che hanno allestito lo spettacolo, anziché in cammello.
In nove sul mezzo, tutti stretti appassionatamente fino al Kanaja Haveli. Non un taxi, ma un tuk tuk stracolmo, in cui io e Antonella ci siamo ritrovati stipati con le zingare. Eravamo nove persone in un veicolo che ne avrebbe contenute a malapena cinque. È stato un viaggio scomodo, rumoroso, esilarante e, in definitiva, meraviglioso, sigillando l'esperienza con una risata. Antonella ha regalato a una ragazza un rossetto che ha ricambiato con un pacchetto di patatine.
Chittorgarh
31/01/23
Come al solito, di buon mattino Ram viene a riprenderci e salutiamo Puskar e le sue follie per proseguire in direzione di Chittorgarh Fort, il baluardo del coraggio Rajput
La strada è tanta ma il nostro driver guida con scioltezza garantendoci un adeguato comfort.
Chittorgarh è un'imponente città fortezza arroccata su una collina nel Rajasthan, poco distante da Udaipur, ed è considerata la più grande fortezza dell'India. Non è solo una meraviglia architettonica, ma il simbolo supremo dell'orgoglio, del coraggio e del sacrificio del popolo Rajput.
Il forte, antica capitale del regno di Mewar, racconta secoli di assedi e leggende. È famoso soprattutto per il tragico suicidio di massa (atto di Jauhar) per preservare l'onore compiuto dalle donne Rajput per sfuggire alla cattura, in particolare durante l'assedio del 1303 legato alla leggenda della Regina Padmini.La città di Chittorgarh che ospita una cittadella monumentale, è un susseguirsi di templi e fortificazioni, con le spoglie di un antico castello in rovina.
Al suo interno, si possono ammirare la maestosa Vijay Stambh (Torre della Vittoria) di 9 piani, il Palazzo di Padmini e numerosi templi finemente scolpiti e antichi bacini idrici. Le scimmie spadroneggiano indisturbate questo luogo, bisogna stare attenti perché possono diventare dispettose. Una visita a Chittorgarh è un'immersione profonda nella storia gloriosa e drammatica del Rajasthan. Con calma passeggiamo, godendo di sculture che il tempo sta cercando di cancellare. Per adesso resistono e si fanno ammirare.
Ci fermiamo appena fuori dal castello per pranzare e poi riprendiamo la strada.
Mentre viaggiavamo comodamente seduti nella macchina di Ram, il nostro driver, il Rajasthan sfila fuori dai finestrini.
Ogni immagine era nuova, con colori diversi, con abiti e costumi inusuali.
Ram metteva la sua musica, talvolta mantra ripetitivi e infiniti, altre volte la sonorità diventava più ritmata e vicino ai suoni di casa.
Mi sono segnato quelle che diventavano colonna sonora del nostro viaggio e ora ascoltandole la nostalgia sale vertiginosa.
Arriviamo nella città e l’autista ci lascia all’hotel Shalom Backpackers che vanta una posizione eccellente nel cuore della Città Vecchia di Udaipur, a pochi passi da Jagdish Temple e Bagore Ki Haveli.
Il suo punto di forza è il rooftop café che offre una splendida vista sul Lago Pichola. Le nostra camera è spaziosa e puliti, anche se purtroppo non aveva acqua calda nella doccia. Approfittiamo della sosta di due noti per portare la biancheria sporca in una lavanderia, che ci restituirà il pacchetto pulito e profumato il giorno seguente.
Udaipur è l’ex capitale del regno di Mewar, situata nello stato del Rajasthan, nell'Ovest dell'India. Fondata dal Maharana Udai Singh II nel 1559, sorge in mezzo a una serie di laghi artificiali ed è rinomata per i lussuosi palazzi reali.
Il City Palace, che si affaccia sul Lago Pichola, è un complesso monumentale formato da 11 palazzi, cortili e giardini, abbelliti dai famosi mosaici con i motivi a pavone.
Il bazar si snoda ovunque vicino alle rive e ogni colpo d'occhio entra prepotente nella memoria. Quella sera, dopo una deliziosa passeggiata al tramonto sulle sponde del lago ceniamo sul roof toop di un palazzo, una vedetta che a 360 gradi contempla le esotiche grazie dei palazzi illuminati. Udaipur by night sfoggia riflessi sulle acque placide del lago.
Udaipur tour
01/02/23
Il giorno seguente la prima tappa è Saheliyon Ki Bari, uno splendido e sereno giardino storico situato a Udaipur, che significa letteralmente "Giardino delle Fanciulle d'Onore". Costruito nel XVIII secolo, serviva da luogo di svago e relax per la regina e le sue dame di compagnia.Famoso per la sua architettura unica e l'uso ingegnoso dell'acqua, il giardino presenta una magnifica collezione di fontane eleganti in marmo bianco, chioschi scolpiti e vasche piene di fiori di loto e ninfee. Le fontane non utilizzano pompe, ma si affidano interamente alla pressione dell'acqua proveniente dal vicino Lago Fateh Sagar, creando un effetto fresco e rilassante.
Tornati in centro saliamo su una barca per ammirare i palazzi che si affacciano sul lago Pichola dal punto di vista lacustre e una volta scesi andiamo al Karni Mata Temple. Per arrivarci, saliamo sulla gondola, la funivia che porta in alto sulla Machhala Hill. Partiamo con la Mansapurna Karni Mata Ropeway da Deendayal Upadhyay Park.
Dal 2008 la funivia collega i due luoghi attraverso un mono cavo di 387 metri ed è la prima funivia del Rajasthan.
Dopo aver raggiunto il punto di fermata della funivia, saliamo dei gradini per raggiungere il Tempio di Karni Mata. All'interno del tempio c'è un idolo di pietra bianca della dea Karni Mata e delle gabbie che contengono sacri topi bianchi.
Dalle terrazze si possono vedere le migliori viste di Udaipur tra cui il lago Pichola, il lago Fateh Sagar, il magnifico complesso del City Palace, il forte Sajjangarh e i paesaggi delle montagne Aravali dall'altra parte del lago.
Scattiamo foto bellissime grazie ad un sole tornato amichevole compagno dopo un breve piovasco.
Di sera, decidiamo di andare alla Bagore Ki Haveli dove l'attrazione principale è il Dharohar Dance Show che si svolge di lì a poco.
Lo spettacolo di un'ora si svolge nel cortile chiamato Neem Chowk. I balconi splendidamente illuminati del Neem chowk aggiungono fascino all'Haveli allestendo un palcoscenico per la tradizionale danza e musica popolare del Rajasthan.
La disposizione dei posti a sedere è sul pavimento attorno al palco. Il pavimento è sistemato con grandi materassi disposti sui tre lati della terrazza per avere una buona visuale degli spettacoli di danza.
Riusciamo ad accaparrarci un buon posto tra un paio di centinaia di persone.
Lo spettacolo è magnetico, e ogni numero sorprendente fino alla fine.
Riprendiamo a passeggiare nell’immenso bazar dove ogni cerimonia deve per forza essere esagerata.
In questo caso si tratta di una festa di compleanno di un bambino di una decina d'anni. I vestiti sono sfarzosi, i rituali complessi, la carrozza dorata è trainata da un cavallo bianco, il camion che li precede spara i decibel di un concerto dei Rolling Stones, la banda è un turbinio di paillettes rosse.
Scappiamo dopo dieci minuti di casino apocalittico!
Kumbhalgarh e Ranakpur
02/02/23
Ripartiamo il giorno successivo e dopo 84 km di viaggio da Udaipur verso nord, passando nella natura selvaggia, raggiungiamo Kumbhalgarh, la seconda cittadella più importante dopo Chittorgarh nella regione di Mewar.
Cullato tra gli Aravali Ranges, il forte fu costruito nel XV secolo d.C. da Rana Kumbha.
Serviva ai governanti di Mewar come rifugio in tempi di conflitto.
Le massicce mura del forte si estendono per circa 36 km con una larghezza sufficiente per ospitare otto cavalli al passo.
Il grande complesso del forte ha rovine molto interessanti e facciamo una salita notevole per raggiungere la sommità della struttura.
Il panorama illustra un territorio montuoso che infine si spalma nella pianura che ospita Ranakpur, la meta successiva.
Milioni di anni fa, gli eventi conferirono stabilità alla caotica vita dell'homo sapien all'alba della civiltà. Una di questi, tra i più significativi fu la devozione, che evolse in ancora di fede.
Il tempio di Ranakpur nel Rajasthan esemplifica questo pensiero.
Nascosto nelle foreste delle colline Aravalli, arriva questo luogo di magnificenza che si trova graziosamente in bilico sulle rive del fiume Maghai.
Caratterizzato da intricati disegni simili a un bel pezzo di stoffa ricamata, questo tempio si erge come uno dei monumenti architettonici più brillanti del subcontinente indiano. Inoltre, il Tempio di Ranakpur è anche il luogo di culto più grande e significativo per i giainisti.
Sono oltre 1.444 colonne di marmo, scolpite nei minimi dettagli a sostenere il tempio. I pilastri sono tutti scolpiti in modo diverso e non ne esistono due uguali.
Per noi è stato impossibile contarli visto il loro grande numero e il fatto che sono gli uni vicinissimi agli altri.
Si entra scalzi, si cammina sul marmo fresco trovando sollievo dal caldo di oggi che si fa sentire.
Partiamo infine verso Jodpur subito dopo un gustoso pranzo: samosa e noodels con le verdure.
Il lungo trasferimento da Ranakpur termina a Jodpur, una deliziosa miscela di moderno e tradizionale. È la seconda città più grande del Rajasthan, è popolarmente conosciuta come la città blu. Il nome è chiaramente appropriato poiché la maggior parte dell'architettura: fortezze, palazzi, templi, havelis e persino case sono tinteggiate in vivaci tonalità di blu.
Ram ci scarica presso il bazar in quello che definiamo Samosa point per il locale che ne vende a centinaia. Lo rivedremo dopodomani.
Ci infiliamo tra la folla e arriviamo alla nostra haveli.
Prendiamo alloggio al The Kutumb Villa, un'accogliente heritage home stay gestita da una famiglia, che offre un'esperienza autentica nel cuore della Città Blu. Il punto di maggiore impatto è la sua terrazza panoramica, che vanta una delle migliori viste libere sul maestoso Forte Mehrangarh, specialmente suggestiva di notte. Una volta scesi, visitiamo la città con calma e di sera ceniamo su un delle tante terrazze accompagnati dalle melodie di un gruppo musicale locale da dove si ammira il mastodontico forte di Mehrangarh che torreggia su questa magnifica metropoli. Si stende su un costone roccioso che domina la città.
Lo visiteremo il giorno successivo.
Oggi può bastare così e ci rilassiamo per partire carichi verso il forte l'indomani.
Jodpur
03/02/23
Di buon mattino scendiamo in strada per un chai e una merendina, poi iniziamo la salita.
Il Forte Mehrangarh si erge perpendicolare e inespugnabile su una collina che si trova a 125 metri sopra lo skyline di Jodhpur. Questo storico forte è uno dei più famosi in India ed è ricco di storia e leggende. Il Forte Mehrangarh porta ancora le impronte degli attacchi con le palle di cannone per gentile concessione degli eserciti di Jaipur sulla sua seconda porta. Cesellato e robusto, il forte è noto per le sue squisite finestre a reticolo, pannelli scolpiti, finestre finemente decorate e pareti di Moti Mahal, Phool Mahal e Sheesh Mahal.
La visita origina meraviglia in ogni stanza, in ogni cortile. Luci colorate invadono gioiose il cammino.
Il forte è il più bello visitato fino ad ora per ricchezza e abbondanza di reliquie e ornamenti.
Una volta usciti, ci incamminiamo su un breve tragitto per raggiungere Jaswant Thada, uno splendido cenotafio reale in marmo bianco a Jodhpur, spesso soprannominato il "Taj Mahal del Marwar". Fu costruito nel 1899 in memoria del Maharaja Jaswant Singh II.
La sua bellezza risiede nelle sottili lastre di marmo finemente intagliate che, quando colpite dal sole, emanano un caldo bagliore. Situato su una collina, offre un'atmosfera serena e una vista magnifica sulla "Città Blu" e sull'imponente Forte Mehrangarh. È un'oasi di pace e un gioiello architettonico che merita assolutamente una breve visita.
Bikaner
04/02/23
Alle sette del mattino Jodpur è tutta bella e truccata per le delegazioni del G20 che visiteranno il centro. Noi partiamo verso una delle mete più impattanti per le nostre aspettative: il tempio dei topi di Deshnokh.
Karni Mata è un importante tempio indù a 30 km a sud di Bikaner. È diventato il luogo di pellegrinaggio e anche una meta popolare per turisti, conosciuto anche come il "Tempio dei topi ".
Circa 20.000 ratti neri conosciuti come kābā sono considerati sacri e trattati con la massima cura dai devoti.
Facciamo fatica nel concentrarci sull'aspetto religioso. Subito dopo l'ingresso si vedono guizzare ovunque gli animali sacri. Evitano il contatto, sembrano timidi ma sono ovunque e i fedeli vanno in adorazione. Sono ratti neri e tutti aspettano di vederne qualcuno bianco perché sono convinti che portino fortuna. Antonella è particolarmente contratta nel camminare tra le bestiole.
Completiamo il giro e usciamo da questa esperienza con un miscela di sensazioni: il mistico si contrappone all'idea di convivere con i topi.
Bisogna provare per comprendere.
Giunti a Bikaner visitiamo l'imponente Junagarh Fort. Il forte era originariamente chiamato Chintamani e fu ribattezzato Junagarh o "Old Fort" all'inizio del ventesimo secolo, quando la famiglia regnante si trasferì a Lalgarh Palace fuori dai limiti del forte. È uno dei pochi grandi forti del Rajasthan che non è costruito su una collina.
Dal primo momento in cui siamo entrati, siamo stati nel mirino degli smartphone degli indiani.
Siamo esotici ai loro occhi, visto i pochissimi turisti occidentali, i più timidi scattavano foto di nascosto, quelli più audaci non esitavano a chiedere servizi fotografici.
Momento celebrità.
Ci presentiamo alla Tanisha Heritage Haweli, un gioiello luminoso di fianco alle strade trafficate e polverose del bazar di Bikaner prenotata per una notte. Ci offre un soggiorno affascinante a buon prezzo nel cuore della Città Vecchia di Bikaner. Abbiamo apprezzato questa haweli tradizionale per l'atmosfera casalinga e la calorosa ospitalità dei gestori, Anil e la sua famiglia. Sembra di essere catapultati in una favola indiana, la stanza è enorme, arredata nel coloratissimo stile del posto.
Mandawa
05/02/23
Salutiamo Bikaner alle otto del mattino e usciamo in direzione di Fathepur in Rajasthan.
L'autostrada attraversa una zona semidesertica dove le persone cercano di strappare dal terreno sabbioso l'indispensabile per vivere. A tratti diventa di un verde brillante, quasi sempre la sabbia imperversa.
Fathepur ruota attorno al suo bazar. È lì che pulsa la vita e si concentrano gli affari, che siano un chilo di cipolle o una ruota da riparare.
Le haveli appaiono decadenti, abbandonate al tempo che le rosicchia. Sono nobili signore troppo costose da mantenere e il più delle volte si è rimandato per vari motivi, non ultimo il covid, di investire su questo patrimonio.
Arriverà qualche facoltoso che se ne prenderà cura per farle risplendere come alcune che ospitano meravigliosi hotel.
Dopo una ventina di chilometri arriviamo a Mandawa. La città è appena un po’ più curata di Fathepur, qui si tenta la ripresa dopo la grave crisi economica con qualche esempio molto postivo.
Il nostro driver, signor Ram, ci accompagna a pranzo in una haveli di lusso restaurata: The Heritage Mandawa.
L'eleganza si intreccia in ogni dettaglio, dal mobilio alle pitture murali, dai legni intarsiati ai quadri alle pareti. Fuori una bella piscina invita a soste più rilassanti.
L'apice dello sfarzo lo troviamo nell'apnea del senza fiato quando l'orgoglioso proprietario dell'hotel ci mostra la Sheesh Mahal, la sua stanza più ambita per la luna di miele: quella che io ho chiamato la "Mirror room"
Dopo un gustoso pranzo ci incamminiamo verso il centro di Mandawa.
Una guida si autoproclama nostro mentore, appiccicato come la colla. Persevera e ci illustra la storia della città, della sua decadenza dopo le terribili chiusure ai turisti durante la pandemia.
Mandawa, nel cuore della regione dello Shekhawati in Rajasthan, è un'autentica gemma soprannominata il "museo a cielo aperto" dell'India
Il suo fascino risiede nelle innumerevoli haveli, le antiche e magnifiche dimore dei mercanti Marwari, che un tempo fiorirono grazie al commercio lungo le vie carovaniere. Queste case sono straordinarie per i loro affreschi vivaci e dettagliati che ricoprono intere facciate e cortili interni, raffigurando scene di vita quotidiana, mitologia e persino l'arrivo della modernità con treni e aeroplani.
Camminare per le sue stradine polverose è un viaggio indietro nel tempo, un'esperienza visiva e culturale. Nonostante alcune haveli necessitino di restauro, la loro concentrazione e l'atmosfera autentica e meno turistica rispetto ad altre città del Rajasthan rendono Mandawa una tappa indimenticabile.
Ora qualcuno a fatica si risolleva in attesa che i turisti facciano ritorno.
Gli auspici sono buoni.
Questa sera andiamo a dormire in posto visto su internet e fortemento voluto anche se un po' fuori dalla rotta tradizionale dei tour in Rajasthan, il Narayan Niwas Castle Fort, Mahensar: Questo posto non ha deluso le aspettative, è un sogno nel deserto, nella regione di Shekhawati. Offre molto più di un semplice soggiorno: è un'autentica esperienza di vita in un palazzo storico. Fondato nel 1768, questo castello è gestito direttamente dalla famiglia reale discendente dei fondatori, garantendo un'atmosfera incredibilmente autentica e personale.
L'atmosfera è da "vecchio mondo", con camere e suite che mantengono le caratteristiche originali, i murales e l'arredamento d'epoca. Ci si sente davvero privilegiati a dormire in un forte di oltre 250 anni. Il proprietario ci ha accolto personalmente assegnandoci una enorme suite in un’ala del castello. Ci ha raccomandato di chiudere bene le finestre per evitare intrusioni notturne di scimmie curiose. Il personale eccezionalmente gentile e premuroso ci ha accompagnati alla nostra suite, facendoci sentire ospiti della famiglia.
Neemrana Fort
06/02/23
Rimessi in marcia dopo un'ottima colazione, fissiamo come prima tappa di giornata una visita al tempio di Rani Sati è un a Jhunjhunu distante 25 km dal castello.
È il tempio più grande dell'India dedicato appunto a Rani Sati, una signora del Rajasthan che visse tra il XIII e il XVII secolo e commise "sati" (autoimmolazione) alla morte del marito.
Vari templi nel Rajasthan e altrove sono dedicati al suo culto e per commemorare il suo atto.
Il tempio è costruito in marmo bianco e presenta pitture murali colorate.
Nel complesso di Rani Sati si trovano anche il tempio di Lord Hanuman , il tempio di Sita, il tempio di Thakur Ji, il tempio di Lord Ganesha e il tempio di Shiva.
Un enorme statua del Signore Shiva si trova al centro del complesso ed è circondata da curatissimi giardini.
All'interno il tempio è decorato con squisiti murales e mosaici in vetro raffiguranti l'intera storia del luogo.
Dopo la rilassante passeggiata a piedi scalzi, ripartiamo alla volta di Neemrana Fort dove abbiamo programmato una visita alla fortezza.
Il caldo si fa sentire e siamo in febbraio, non oso immaginare come sarebbe stato viaggiare in macchina con la calura estiva senza climatizzatore.
La strada è lunga, disseminata di ostacoli di ogni tipo, ma il nostro driver Ram con perizia e prudenza come sempre ci porta a destinazione. Oggi visiteremo lo spot irrinunciabile che avevo studiato su internet ma giunti alla porta del castello arriva la doccia fredda: il castello ospita cerimonie nuziali e non si può visitare.
Impietosiamo il portiere, cerchiamo di convincerlo che saremo bravi e non disturberemo: abbiamo successo e ci concede l'ingresso con due ticket da cinque euro.
L'interno è di una bellezza arrogante, sfacciato il design arcigno e romantico.
Come fossero gli attori di una fiaba orientale le persone che incontriamo sono arcobaleni sotto al sole brillante.
La felicità degli sposi è cosa seria, ogni dettaglio rasenta la perfezione e gli abiti sono dipinto e cornice allo stesso tempo.
La loro esotica bellezza mostra tradizioni antiche, rituali che spero si tramandino ancora.
Il traffico in autostrada rallenta congestionato da infiniti veicoli mentre attraversiamo Guragon adiacente a Delhi, un polo ultra-moderno di tecnologia, paradiso della finanza e lussuosi complessi residenziali. È il simbolo dell'ascesa dell'India moderna, focalizzato sull'auto e con un rapido, a volte disorganizzato, sviluppo urbano.
Lentamente il traffico si sgroviglia e Ram ci lascia all’albergo in centro, di fianco al primo del nostro viaggio in RajasthanL'Hotel Delhi 55 gode di una posizione eccellente nel cuore di Paharganj, a Nuova Delhi, un'area rinomata per la sua frenesia e la sua vivacità, ideale per chi cerca un'esperienza autentica e un facile accesso ai trasporti. Si trova a soli circa 200 metri dalla Stazione Ferroviaria di Nuova Delhi.
Paharganj è un brulicare di attività, perfetta per gli amanti dello shopping a basso costo e dell'esplorazione urbana ma bisogna prepararsi alla sua caotica energia. L'area circostante è ricca di opzioni di ristorazione locali e bancarelle di street food, offrendo ampie possibilità per provare l'autentica cucina indiana.
Qutb Minar
07/02/23
E’ arrivato l’ultimo giorno d'India. Con calma scendiamo a fare una colazione di chai e biscotto al rosmarino.
Poi si va verso India Gate e poi una bella visita al complesso Qutb , che si trova nel sito della più antica città fortificata di Delhi, Lal Kot , fondata dai Tomar Rajput tra il 1199 e il 1220.
L'altezza di Qutb Minar è di 72,5 metri, rendendolo il minareto più alto del mondo costruito in mattoni. La torre si assottiglia e ha un diametro alla base di 14,3 metri che si riduce a 2,7 metri nella parte superiore del picco. Contiene una scala a chiocciola di 379 gradini.
Il Minar si inclina di poco più di 65 cm dalla verticale, che è considerato entro i limiti di sicurezza.
Pochi i turisti stranieri, siamo come sempre bersaglio di scatti e sorrisi.
Infine ci avviciniamo all'aeroporto con base in un albergo che dire brutto è un complimento. Il Continental Plaza a dispetto del suo nome altisonante è maltenuto, con un bagno orrendo e ci siamo accorti che un gatto si era infilato sotto il letto e non voleva più uscire. Il portiere voleva farci pagare due volte la prenotazione ma insistendo abbiamo fatto valere la nostra ragione. Si trova a Mahipalpur,un quartiere vivissimo ed eccitante, abbiamo mangiato per un'ultima volta pietanze indimenticabili e comprato qualche souvenir.
Per fortuna Ram verrà a prenderci alle undici e poi saranno ore di rientro sul tappeto volante Lufthansa.
Ritorno a casa.
08/02/23
Dopo venti giorni, lasciamo il Rajasthan con gli occhi pieni di colori e il corpo stanca, ma felice. Questo non è stato solo un viaggio, ma un'immersione totale, un'onda d'urto di storia, persone e contrasti che ti lasciano senza fiato, spesso letteralmente. Portiamo con noi il ricordo indelebile del lusso decadente dei forti di Jaipur, il blu profondo di Jodhpur e la mistica tranquillità dei laghi di Udaipur. Ogni città un'emozione, ogni forte una storia millenaria.
Il nostro Driver, una Guida silenziosa: Un ringraziamento speciale al nostro driver. Per venti giorni, è stato il nostro punto fermo in un caos meraviglioso. Non solo ci ha guidato con pazienza e maestria attraverso strade impossibili e traffico indiano, ma ci ha anche offerto un punto di vista locale discreto e prezioso, rendendo il viaggio non solo sicuro, ma profondamente autentico.
L'India ti sfida. Ci mancheranno l'odore speziato dell'aria, il suono costante dei clacson, e il sorriso disarmante delle persone, ma allo stesso tempo portiamo il ricordo della povertà stridente e della vita che pulsa in ogni angolo. È un Paese che si ama e si odia, ma che non si dimentica mai.
È il momento di rimettere i piedi a terra in Italia, ma una parte di noi resterà tra i turbanti colorati, le haveli affrescate e le dune del deserto.
Questo è solo un arrivederci, India.
Crea il tuo sito web con Webador