Destinazione Thailandia: risveglia i tuoi sensi nel cuore dell’Oriente!
Stai sognando l’evasione definitiva? Lasciati travolgere dalla magia della Thailandia, la "Terra dei Sorrisi" dove ogni istante si trasforma in un ricordo eterno!
Abbandonati al calore di spiagge paradisiache dal bianco accecante, immerse in acque turchesi che sfidano l'immaginazione. Perditi tra i templi dorati di Bangkok, dove la spiritualità millenaria incontra l'energia vibrante di una metropoli senza sonno. Respira l’aria pura delle giungle del Nord, tra montagne mistiche e tradizioni autentiche che ti toccheranno l’anima.
Martedì 27 febbraio 2018
Quando la sveglia suona, alle cinque del mattino, si attiva il vento che ci scopre dal sonno e ci rovescia verso la partenza, attesa da mesi, finalmente, mentre la Tailandia si stiracchia dall'altra parte del mondo e noi cominciamo ad andargli incontro in una sorta di fuga necessaria, in concomitanza con la recrudescenza di un inverno incatenato alla nostra Trieste, stufa di sferzate di bora ghiacciata. Già la casa al mattino ricorda quanto sia difficile raggiungere un caldo tepore e ogni passo a piedi nudi incita ad accelerare per fuggire verso il caldo, così facciamo presto a ricontrollare il bagaglio, infiliamo le giacche e scendiamo a sfidare il gelo della notte per salire sul furgone di GoOpti che arriva puntuale.
Ci accomodiamo e dopo un breve giro per raccogliere altri viandanti, prende l'autostrada per l'Aeroporto Marco Polo di Venezia dove ho scelto Turkish Airlines per l'economicità del costo, quasi la metà di quello proposto da altre compagnie. Adesso siamo curiosi di vedere come funziona. Già al banco del check-in l'impatto è positivo, sorridenti e gentili mi stampano i biglietti con i posti riservati consentendoci di portare le valige in cabina. Passiamo i controlli velocemente regalandoci una pausa caffè prima di arrivare al gate delle partenze internazionali dove la verifica dei passaporti biometrici è rapida e la calma regna sovrana. Finalmente non si avverte più il freddo pungente.
L'imbarco è diretto nell'aeromobile, senza passare per le piste, e attraversiamo le prime otto file della prima classe per giungere alla nostra trentaduesima posizione in fondo al velivolo dove le tre poltrone per fila sono comunque comode e dotate di display per l'intrattenimento. Il jet accende i motori alle 10:25, rulla sulla pista e stacca da Venezia, morbido e ruggente, librandosi sopra la penisola balcanica mentre ci godiamo un pranzo caldo, sorprendentemente ottimo, e un bel film fino all'atterraggio a Istanbul, un aeroporto immenso che è quasi una spremuta di pianeta, una mescolanza di razze e colori dove attendiamo pazientemente sei ore osservando il formicaio incessante dei mezzi sulla pista.
Ci imbarchiamo infine sulla nuova astromensa che ci porterà a Bangkok, una balena gravida che apre il suo ventre per noi. Immediatamente veniamo accolti da profumo di cibo accompagnato da un servizio impeccabile che ci nutre a intervalli regolari come in un rito collettivo d’ingrasso mentre sorvoliamo l'Iran e guardiamo film di supereroi. Sospesi in un limbo fatto di ore infinite, il sonno è un lusso frammentato fino alla colazione del mattino che annuncia l'arrivo nel sud-est asiatico.
Mercoledì 28 febbraio
La balena bianca approda nei cieli della Thailandia e scende sulla pista dell'Aeroporto Internazionale di Suvarnabhumi alle 9:45 dove tutto è ordinato e senza intoppi. Saliamo sulla metropolitana e dopo quaranta minuti usciamo a Ratchaprarop che in continuità con le infinite gallerie dell’aeroporto ci ha trascinato nella piacevole carezza dell’aria condizionata. È immediatamente umidità tropicale, si entra nella sauna a cielo aperto di Bangkok, un'aria pesante, gasata, odorosa di spezie e scarichi, con un rumore di fondo che è la colonna sonora di una metropoli viva.
È caos, ordinato e onnipresente caos, con cavi elettrici che grondano da pali esausti e negozi che vomitano merce sui marciapiedi dove il pedone rischia la vita ad ogni passo schivando tuc-tuc e moto. Il nostro rifugio è il Chang Siam Inn, un albergo in mezzo al casino rivestito di legno curiosamente scenico dove ci liberiamo dei bagagli per avventurarci subito nella città nonostante le distanze proibitive. Connessi alla rete locale grazie a una SIM DTAC acquistata in aeroporto, consultiamo Google maps che indica i posti iconici e prendiamo l'autobus 47, un mezzo vetusto e affascinante con il pavimento di legno che ci porta verso il quartiere reale dove, purtroppo arrivati tardi per il palazzo.
Ci dedichiamo al Wat Phra Chetuphon (Wat Pho), un tempio buddista infinitamente bello dove riposa l'enorme statua del Buddha disteso, un'opera lunga quarantasei metri e alta quindici, ricoperta d'oro, che onoro rispettosamente tra l'incenso e i canti dei monaci. Di rientro verso il centro, nei pressi del centro commerciale MBK Center, l'adrenalina sale assistendo a combattimenti di Muay Thai su un ring all'aperto, scontri di violenza reale che eccitano la folla prima di immergerci nel contrasto del mercato notturno per una cena piccante e un'ora di massaggio rigenerante in un centro vicino all'hotel, concludendo la giornata con la consapevolezza che Bangkok è un estratto dantesco, tutti i gironi shakerati assieme, una metropoli assurda e irreale ma incredibilmente vitale.
Giovedì 01 marzo
Andiamo avanti senza fermare il movimento perché il tempo incede instancabile, e il tassista prenotato ci porta alle 8:00 verso l'Aeroporto di Don Mueang attraverso arterie sconfinate dove la guida a sinistra ci tiene in apprensione, per prendere il volo Thai Lion Air che in un'ora ci deposita a Chiang Mai, nel nord del paese. Un pick-up rosso ci trasferisce al BP Chiang Mai City Hotel, una struttura elegante in stile "Jungle Spicy" dove ci ripuliamo dalla patina di sudore causata dai 35 gradi umidi del pomeriggio prima di uscire a esplorare questa città contenuta, con edifici bassi e un traffico veloce che si mescola a monaci e ambulanti.
Visitiamo il magnifico Wat Phra Singh, capolavoro dell'architettura Lanna con i suoi tetti spioventi e le decorazioni dorate, e poi all'agenzia turistica Sabai prenotiamo un fitto programma di escursioni grazie a una titolare dalla gestualità infiorettata. È il giorno del Makha Bucha, una festività buddista molto sentita, e i templi sono tirati a lucido, specialmente il Wat Chedi Luang dove assistiamo a una suggestiva processione di fedeli con candele attorno all'imponente chedi in rovina alto quaranta metri, un momento mistico che lascia poi spazio alla fame soddisfatta al Chiang Mai Night Bazaar con un ricco piatto di Pad Thai per pochi euro, prima di rientrare in tuc-tuc a mezzanotte, stanchi ma con l'anima piena di colori.
Venerdì 02 marzo
Al mattino la sveglia suona alle 6:00 trasformandoci in due zombie che vagano per la stanza. In dieci minuti siamo pronti per una ricca colazione e poi per l'avventura verso il Parco Nazionale Doi Inthanon. Stipati in un camioncino con un gruppo eterogeneo di turisti silenziosi ammiriamo la bellezza del territorio mentre il conducente ci porta verso la vetta più alta della Thailandia a 2565 metri. Fa fresco quassù, indossiamo le giacche per visitare le pagode gemelle e il mercato Hmong pieno di fragole e frutta esotica, prima di iniziare il trekking lungo l'Ang Ka Nature Trail, un sentiero che si aggroviglia in una foresta pluviale muschiosa e fiabesca.
La natura esplode nella potenza della cascata Wachirathan e poi nella Sirithan Waterfall, ma è alla cascata Pha Dok Siew che scatto le foto che valgono il viaggio: la cascata è un velluto bianco che ricopre altissima le rocce da cui cade, è circondata dalla vegetazione rigogliosa e un ponte costruito in bambù è la firma di un architetto naturale straordinario. Poco più in basso, l'avventura chiede il suo prezzo: scesi alla base per un bagno nell'acqua fredda e rigenerante, scivolo per posizionarmi dietro un getto potente e sbatto l'anulare del piede sinistro contro una roccia
Avverto un dolore acuto che però non mi impedisce di camminare tra ponti di bambù, ragni giganti e piantagioni di caffè fino al villaggio finale dove assaporiamo una tazza di arabica locale. Rientriamo dormendo profondamente e curo il mio "ditone" nero con un miracoloso Thai Herbal Balm comprato in un negozio di medicamenti magici, pronto per la giornata successiva.
Sabato 03 marzo
Non c'è sosta per i viaggiatori, alle 8:00 siamo pronti per un tour naturalistico che inizia alla Bai Orchid and Butterfly Farm, un tripudio di colori dove orchidee rare e farfalle danzano insieme. Situata nel pittoresco distretto di Mae Rim a Chiang Mai, è una destinazione affascinante per noi amanti della natura e viaggiatori curiosi. Luogo incantevole, offre una vivace esposizione di fiori e piante e un ipnotico recinto di farfalle, rendendola una tappa imperdibile.
Proseguiamo verso una farm di elefanti, viaggiando a bordo di un furgone telonato che somiglia ai trasporti militari, sistemati sulle panche dure e scomode.
La strada dopo una svolta a sinistra diventa sterrata e l’avventura assume una connotazione spartana. Nella farm viviamo l'emozione di cavalcare questi giganti gentili. Montiamo con Anto sulla groppa dopo essere saliti su un scala e sedendoci sentiamo la sua pelle rugosa e la forza pacifica. Bastano poche centinaia di metri per ritenerci soddisfatti, liberiamo l’elefante e assieme al suo conducente andiamo a fare tutti il bagno nel fiume. L’elefante, di buon grado, si lascia tirare secchiate e strofinare mentre gioca con la proboscide. L'adrenalina continua dopo un rapido trasferimento con il rafting sulle rapide del fiume Mae Taeng gestito da Siam River Adventures, tra spruzzi e risate.
A dirla tutta il conducente non è un grande esperto, e più di qualche volta ci fa dubitare della sua salubrità mentale ma tutto sommato il fiume è un corso d’acqua molto semplice da percorrere e tutto diventa divertente. Infine, rallentiamo il ritmo salendo su una zattera di bambù che scivola silenziosa sull'acqua, permettendoci di assorbire la pace della giungla circostante prima di rientrare a Chiang Mai per una serata di relax tra le pagode illuminate e le bancarelle del mercato cittadino.
Domenica 04 marzo
Noleggiamo due biciclette per esplorare la città con i nostri tempi, pedalando sotto il sole verso il candido Wat Suan Dok con la sua selva di chedi bianchi che custodiscono le ceneri reali, per poi fare un salto nella modernità al MAYA Lifestyle Shopping Center, un centro commerciale futuristico che contrasta con la tradizione. Il pomeriggio è dedicato interamente allo Zoo di Chiang Mai, una struttura immensa alle pendici della montagna dove vediamo i rari panda giganti che sonnecchiano nel loro padiglione climatizzato.
Nel parco c'è anche il famoso Chiang Mai Zoo Aquarium, e al suo interno un tunnel sottomarino tra i più lunghi al mondo, ci permette di camminare circondati da squali, razze giganti e banchi di pesci tropicali che nuotano sopra le nostre teste in un atmosfera blu e sospesa.
La fame serale ci porta al Black Canyon Coffee dove, con sorpresa, gustiamo una pasta alla carbonara decisamente buona per essere a migliaia di chilometri dall'Italia.
Lunedì 05 marzo
L'ultimo giorno al nord non ammette indecisioni: oggi il cuore deve battere allo stesso ritmo selvaggio della foresta. Alle 8:00 precise veniamo prelevati da un van che si inerpica sulle montagne di Doi Saket, portandoci verso una delle esperienze più adrenaliniche della nostra vita: il Jungle Flight Chiang Mai.
Abbiamo scelto il pacchetto "Ultimate", quello per chi non teme il vuoto, e appena arrivati al campo base, immersi in una foresta pluviale secolare a 1200 metri di quota, l'aria frizzante ci schiaffeggia la faccia svegliandoci del tutto.
La sicurezza qui è una religione: le guide, esperte e sorridenti, ci aiutano a indossare imbragature Petzl di fabbricazione francese, top di gamma per l'alpinismo, stringendo cosciali e ventrali con precisione chirurgica. Ogni moschettone è un pezzo di ingegneria massiccia, e il sistema di assicurazione a doppio cavo (double safety line) ci garantisce che, qualsiasi cosa accada, saremo sempre agganciati a due linee d'acciaio indipendenti. Con il casco ben allacciato e il cuore in gola, iniziamo la salita verso la prima piattaforma.
Non è una semplice passeggiata, è un volo continuo. Ci lanciamo su una sequenza di 39 piattaforme sospese tra alberi giganti Yang Na alti come grattacieli. Le zipline sono un crescendo di follia: iniziamo con tratti brevi per prendere confidenza, ma presto ci troviamo a sfrecciare sulla zipline più lunga della Thailandia, un cavo d'acciaio infinito di 1000 metri che attraversa la valle. Anto si lancia con decisione lanciando un grido e scompare tra gli alberi poi tocca a me, la guida si assicura che il carrello sia correttamente inserito e chiuso e poi via! Mi stacco dalla pedana e il mondo sparisce in un fruscio di vento; sotto di me, a centinaia di metri, la canopia verde è un tappeto indistinto, e io sono un proiettile umano che taglia il cielo, libero, veloce, in un'estasi di pura velocità che vorrei non finisse mai.
Ma il vero mostro finale è lo Zipline Roller Coaster: 1100 metri di binario sospeso che non è una linea retta, ma un ottovolante tra gli alberi. Agganciati a una carrucola speciale, veniamo scagliati in una corsa folle fatta di curve a gomito, spirali che ti schiacciano contro l'imbrago e cadute improvvise che ti lasciano lo stomaco in gola. Si urla, si ride, si è completamente in balia della gravità e della forza centrifuga, mentre gli alberi ci sfrecciano accanto sfocati.
Tra un volo e l'altro, riprendiamo fiato camminando su ponti tibetani che oscillano nel vuoto e affrontiamo una discesa in corda doppia (abseil) di 40 metri, calandoci verticalmente nel vuoto come ragni, affidandoci ciecamente alla corda e alle mani sicure degli istruttori che ci filano giù fino a toccare terra morbidamente.
Il pranzo è un buffet thai servito in una casa di legno immersa nella foresta, dove il curry e il riso hanno il sapore della conquista dopo tanta fatica.
Rientriamo in città nel pomeriggio, con i muscoli ancora vibranti di adrenalina, pronti per un cambio di scena totale. La sera ci dedichiamo alla spiritualità visitando il Wat Chet Lin. Lasciamo alle spalle il rumore dei motorini di Prapokkloa Road e varchiamo il cancello. In un istante, il caos di Chiang Mai svanisce, sostituito dal rintocco leggero delle campane mosse dal vento.
Proprio davanti a noi, un’enorme testa di Buddha in pietra ci osserva con un sorriso enigmatico. È circondata da sfere di pietra avvolte in frammenti di foglia d’oro che brillano sotto il sole del pomeriggio.
Proseguiamo su un lungo ponte di bambù che si snoda sopra uno stagno immobile, interamente ricoperto da foglie di loto giganti e fiori rosa che bucano la superficie dell’acqua. Sopra le nostre teste, centinaia di lanterne colorate e piccoli ombrelli di carta oscillano lentamente, creando un tunnel di luce e riflessi.
Mentre attraversiamo il ponte, il bambù scricchiola sotto i nostri piedi, un suono secco e ritmico che interrompe il silenzio. Ci fermiamo a metà strada e guardiamo giù: tra le foglie di loto spuntano le bocche di enormi pesci gatto che attendono pazientemente. Una tartaruga nuota pigra verso la riva, scomparendo sotto le radici.
Qui l’aria è più fresca. Non ci sono folle di turisti, sentiamo solo il ronzio delle libellule e l'odore dolce dell'incenso che arriva dal tempio.
Usciamo dal Wat Chet Lin e camminiamo per pochi minuti tra i vicoli della città vecchia, finché non ci troviamo di fronte all’ingresso del Wat Phra Chao Mengrai. Qui l’atmosfera cambia di nuovo: se il tempio precedente ci ha incantati con il suo stagno, questo ci accoglie con un senso di solennità storica che tocca corde profonde.
Varchiamo la soglia e ci sentiamo subito piccoli davanti alla storia. Questo tempio non è solo un luogo di preghiera, è un omaggio al fondatore di Chiang Mai, il Re Mengrai. L'architettura è classica, potente, con i tetti spioventi che sembrano toccare il cielo e decorazioni in legno scuro che raccontano secoli di devozione Lanna.
Ci avviciniamo al cuore del complesso e i nostri occhi vengono catturati dalla maestosa statua del Buddha, chiamata Phra Chao Mengrai. È imponente, seduta in una posizione di calma assoluta; la luce che filtra dalle finestre laterali accende i riflessi dorati della sua pelle metallica, creando un contrasto ipnotico con l'ombra delle navate. Restiamo in silenzio, osservando i dettagli delle mani e il volto sereno che sembra sorvegliare la città da oltre settecento anni.
Usciamo all'aperto e camminiamo intorno al Chedi. È una struttura solida, antica, dove il mattone a vista si mescola a frammenti di stucco bianco. Notiamo piccoli altari dove i fedeli hanno lasciato fiori di gelsomino freschi; il loro profumo si mescola a quello della terra scaldata dal sole. Incrociamo solo un monaco che cammina scalzo con la sua veste color zafferano, assorto nei suoi pensieri.
Mentre il sole cala, le strade di Chiang Mai si trasformano. Ci lasciamo alle spalle la pace dei templi e veniamo travolti dall'energia vibrante dei mercatini serali. L’aria si riempie improvvisamente di profumi intensi: il fumo del barbecue, la citronella, il latte di cocco e la cannella dei dolci appena sfornati.
Camminiamo tra le bancarelle, circondati da un mare di colori. Passiamo accanto a file di lanterne di seta, sculture in legno e tessuti ricamati a mano. Il brusio della folla è come una musica di sottofondo; ci fermiamo a osservare gli artigiani che lavorano il metallo o che dipingono ombrelli con precisione millimetrica. Ci sono le bancarelle che propongono insetti da mangiare, ma assaggiamo solo qualche snack tipico. Adesso le ore passate a camminare tra i templi iniziano a farsi sentire nelle gambe.
È il momento perfetto. Lungo la strada, le insegne luminose dei negozi di massaggi brillano illuminando le massaggiatrici che invitano a entrare. Non appena ci fermiamo per consultare la lista dei prezzi, sciamano per convincerci a scegliere il loro negozio. Ne cerchiamo uno che ispiri calma: lo troviamo poco distante, un piccolo rifugio con luci soffuse e un profumo di oli essenziali che si spande sulla strada.
Camminiamo tra le bancarelle, circondati da un mare di colori. Passiamo accanto a file di lanterne di seta, sculture in legno e tessuti ricamati a mano. Il brusio della folla è come una musica di sottofondo; ci fermiamo a osservare gli artigiani che lavorano il metallo o che dipingono ombrelli con precisione millimetrica. Ci sono le bancarelle che propongono insetti da mangiare, ma assaggiamo solo qualche snack tipico. Adesso le ore passate a camminare tra i templi iniziano a farsi sentire nelle gambe.
È il momento perfetto. Lungo la strada, le insegne luminose dei negozi di massaggi brillano illuminando le massaggiatrici che invitano a entrare. Non appena ci fermiamo per consultare la lista dei prezzi, sciamano per convincerci a scegliere il loro negozio. Ne cerchiamo uno che ispiri calma: lo troviamo poco distante, un piccolo rifugio con luci soffuse e un profumo di oli essenziali che si spande sulla strada.
Leggiamo il listino prezzi all'ingresso: 350 Baht per un'ora di massaggio tailandese tradizionale. Sorridiamo, consapevoli che con meno di dieci euro a testa stiamo per regalarci un piccolo lusso.
Varchiamo la soglia e veniamo accolti da un sommesso "Sawatdee ka". Ci togliamo le scarpe e ci infiliamo le pantofole di stoffa. L'interno è un'oasi di legno scuro e tendaggi color crema.
Ci fanno accomodare su due lettini vicini, separati da una tenda leggera.
Il massaggio comincia. Le mani esperte delle terapiste iniziano a lavorare sui nostri piedi e sulle gambe, sciogliendo ogni tensione accumulata nei chilometri percorsi oggi. Non è solo un massaggio, è una danza di pressioni e allungamenti ritmici. Sentiamo i muscoli della schiena che finalmente si distendono e le spalle che si abbassano. Per un’ora intera, il mondo esterno, con le sue grida e i suoi clacson, scompare completamente.
Quando abbiamo finito, ci offrono una tazza di tè caldo allo zenzero. Ci sentiamo leggeri, quasi rigenerati, pronti a tuffarci di nuovo tra le luci della notte di Chiang Mai con un'energia tutta nuova.
Chiudiamo la giornata con un passaggio in tuk-tuk verso il Night Market, dove assistiamo a incontri di Muay Thai in una piccola arena rovente, guardando rispettosamente i combattenti, consapevoli che oggi, a modo nostro, abbiamo combattuto anche noi contro la gravità e le mani deliziosamente invadenti delle massaggiatrici.
Martedì 06 marzo
Cambiamo decisamente volto alla vacanza, se non altro panorama con un trasferimento ultrarapido. Un volo Thai Smile (integrata in Thaiaiwais nel 2023)ci strappa dal nord alle 9:40 per depositarci a Phuket alle 11:35, dove un taxi collettivo ci porta nel cuore pulsante di Patong al Sun Sea Sand Hotel, un rifugio confortevole con una piscina sul tetto dove ci rinfreschiamo guardando la città dall'alto. Patong è un vortice, visitiamo il Bangla Boxing Stadium, prendiamo un drink al famoso Tiger Bar con le sue statue enormi e ci perdiamo nel lusso del Jungceylon Shopping Center, un'oasi di aria condizionata e negozi scintillanti.
La spiaggia di Patong ci accoglie con la sua fine sabbia bianca e un mare caldo, dove restiamo fino al tramonto prima di cenare al Bangla Night Market. Dopo la cena andiamo in un negozio di tour e mentre scende un corposo acquazzone, contrattiamo il costo di un paio di escursioni da fare nei giorni seguenti. Ormai sfiniti sulla strada del rientro in albergo, ci imbattiamo nel Banzaan Fresh Market, ed entriamo a curiosare. Qui si può vivere un'esperienza culinaria unica dove al piano terra si comprano pesci e crostacei ancora vivi che vengono cucinati sul momento nelle cucine del piano superiore, un banchetto reale di sapori freschissimi a prezzi irrisori.
Mercoledì 07 marzo
Un pulmino ci preleva per portarci al molo di Ao Por, imbarcandoci su una nave da crociera verso la mitica baia di Phang Nga, uno scenario onirico di rocce calcaree che emergono dall'acqua smeraldo, quelle che hanno ispirato il mondo sospeso del film Avatar. Prima tappa per un tuffo dalla barca in una baia pittoresca, nuotare qui è un sogno che si realizza. Riprendiamo la navigazione e giunti in prossimità dell’isola scendiamo nei kayak e prendiamo terra. Visitiamo la celebre James Bond Island (Khao Phing Kan, set del film "L'uomo dalla pistola d'oro". Al rientro ci servono il pranzo, semplice ma gustoso, davvero molto apprezzato.
Trascorsa una mezz’ora, a conclusione del pranzo, si butta l’ancora vicino a un isola e saliamo a bordo delle canoe guidate dagli esperti barcaioli che ci conducono attraverso grotte basse e buie che si aprono improvvisamente in lagune interne a cielo aperto, circondate da pareti verticali e mangrovie, un mondo segreto e silenzioso. Ho fatto il pieno di fotografie e di filmati e mentre si naviga verso Phuket guardiamo con un pizzico d’orgoglio il risultato ottenuto. Rientriamo a Patong in tempo per lo spettacolo delle fontane danzanti al Jungceylon e un altro piatto di Pad Thai fumante al mercato, sazi di bellezza e cibo.
Giovedì 08 marzo
Oggi la velocità è protagonista, un motoscafo veloce fende le onde portandoci alle isole Koh Khai, piccoli atolli di sabbia bianca circondati da pesci coloratissimi che nuotano tra le nostre gambe. Si riparte e dopo mezz’ora di navigazione scendiamo sulla spiaggia Monkey Beach e facciamo un bagno circondati dalle scimmie. Raggiungiamo Loh Dalum Beach, la meta del pranzo che viene servito sotto un enorme padiglione. L’organizzazione è militaresca per consentire alle orde di turisti di rifocillarsi.
Saliamo nuovamente in barca per raggiungere la leggendaria Maya Bay a Phi Phi Leh, un anfiteatro naturale di scogliere e acqua turchese che toglie il fiato per la sua perfezione cinematografica. Il canale è l’esperienza tropicale che ci si aspetta, peccato per il traffico esagerato di natanti di ogni tipo e grandezza. La spiaggia di Maya bay era talmente congestionata di barche da renderla invisibile. Al rientro, dopo una doccia, ci tuffiamo nella movida di Bangla Road, la via del peccato e del divertimento, un fiume di luci al neon, musica assordante, ballerine e turisti che bevono e ballano in strada, un carnevale perenne che celebra la notte tropicale.
Venerdì 09 marzo
Noleggiamo uno scooter per 20 euro e sfidiamo la guida a sinistra esplorando l'isola in libertà. passiamo per la bellissima Kata Beach per un bagno, fermandoci al Phuket Elephant Top Hill per una carezza agli elefanti, prima di salire tornante dopo tornante fino al Big Buddha, una statua colossale di marmo bianco birmano alta 45 metri che domina l'isola dalla cima della collina, offrendo un panorama a 360 gradi e un senso di pace assoluta.
Scendiamo a Yanui Beach, una caletta intima dove assistiamo curiosi al servizio fotografico di un matrimonio locale, e poi a Karon Beach, fermandoci lungo la strada per ammirare due rapaci enormi esibiti dai locali. La sete viene placata al Dino Park Mini Golf con un succo d'ananas che è una rivelazione: l'ananas tailandese è un frutto diverso, piccolo, croccante e di una dolcezza mielosa che non ha nulla a che vedere con quelli fibrosi che mangiamo in Europa. La giornata finisce con Anto che si affida alle mani esperte di un parrucchiere locale, economico ma incredibilmente professionale, per sistemare i capelli provati dal mare.
Sabato 10 marzo
Lasciamo il mare con il volo Thai Lion Air delle 15:40 per tornare nel ventre di Bangkok, sistemandoci all'Aree Art Residence prima di gettarsi nel caos del Chatuchak Weekend Market, il mercato più grande del mondo, un labirinto infinito di 15.000 bancarelle dove si vende di tutto, dagli abiti vintage agli animali esotici, un'esperienza sensoriale che stordisce e affascina per la sua vastità disorientante.
Domenica 11 marzo
Usando i mezzi pubblici, dedichiamo l'ultima giornata alla storia. Saliamo su un autobus decrepito con il pavimento in legno e il bigliettaio riscuote a bordo scuotendo il suo cilindro di metallo, scendiamo infine al Monumento alla Democrazia per immergerci nel cuore spirituale e monarchico della nazione: il complesso del Grand Palace. Fondato nel 1782 da Re Rama I, capostipite della dinastia Chakri, questo recinto sacro di oltre 200.000 metri quadrati è un’esplosione di sfarzo che ci lascia interdetti appena varcato il cancello Visetchasri, dopo aver superato i rigorosi controlli sul decoro dell'abbigliamento.
La prima tappa è il Wat Phra Kaew, la cappella reale senza monaci, dove l'architettura Ratanakosin tocca vette inarrivabili con tetti a più ordini rivestiti di tegole arancioni e verdi e frontoni in legno intarsiato e dorato, tempestati di vetri colorati che riflettono il sole tropicale come migliaia di diamanti. I guardiani del tempio, i Yakshas, gigantesche statue di demoni alti cinque metri con facce colorate, zanne sporgenti e armature sgargianti, sorvegliano le porte per tenere lontani gli spiriti maligni, mentre aggraziate figure dorate di Kinnari, creature mitologiche metà donna e metà uccello, decorano le terrazze superiori.
Entriamo scalzi e in silenzio nell'Ubosot principale per ammirare il Buddha di Smeraldo (Phra Kaeo Morakot), il palladio della nazione: una statuetta di giada verde scuro alta appena 66 centimetri, seduta in posizione di meditazione su un trono d'oro a più livelli, vestita con uno dei tre costumi d'oro che il Re in persona cambia a ogni cambio di stagione in una cerimonia solenne. Usciti dall'aula sacra, percorriamo i due chilometri di chiostro coperto che circondano il tempio, dove le pareti sono un libro aperto dipinto con scene straordinarie del Ramakien, la versione thailandese del poema epico indiano Ramayana: 178 sezioni di murales restaurati costantemente che narrano la battaglia eterna tra il bene e il male, con il dio-eroe Rama e l'esercito di scimmie guidato dal bianco Hanuman che combattono contro il re demone Tosakan, in un vortice di dettagli minuziosi, foglie d'oro e colori vivaci che raccontano costumi, guerre e vita quotidiana dell'antica corte.
Sulla terrazza superiore ci lasciamo abbagliare dal Phra Sri Rattana Chedi, uno stupa a campana in stile srilankese interamente ricoperto di tessere d'oro che custodisce una reliquia dello sterno del Buddha, affiancato dal Phra Mondop, la biblioteca sacra con porte in madreperla e pavimenti d'argento, e dal Pantheon Reale che ospita le statue dei sovrani della dinastia. Uscendo dall'area religiosa, entriamo nella zona residenziale della corte, dominata dal Chakri Maha Prasat Hall, un edificio che è la sintesi perfetta del sincretismo culturale dell'epoca di Rama V: una facciata neoclassica in stile rinascimentale italiano progettata da un architetto britannico, sormontata però da tre svettanti guglie dorate (mondop) in puro stile thai per affermare che il tetto della tradizione domina le fondamenta occidentali, un connubio che i locali chiamano affettuosamente "il farang con il cappello thai".
Passiamo accanto al Dusit Maha Prasat, la sala del trono più antica, con la sua inconfondibile guglia a sette livelli che simboleggia il Monte Meru, centro dell'universo buddista, prima di lasciare questo luogo che è più di un palazzo, è l'anima cristallizzata di un regno. Con gli occhi ancora pieni di oro e smalti, proseguiamo il nostro pellegrinaggio scalando i 318 gradini a spirale del Wat Saket (Montagna Dorata), una collina artificiale coronata da un enorme stupa dorato, dove il suono delle campane di preghiera mosse dal vento e la vista panoramica a 360 gradi su Bangkok ci regalano un momento di pace, prima di ammirare le 37 guglie metalliche del vicino Loha Prasat, il "Castello di Metallo", unico al mondo, che con le sue geometrie perfette chiude il nostro tour nel misticismo della capitale.
Ceniamo nel quartiere dove sorge il grattacielo Baiyoke Tower, un dedalo di viuzze pieno di negozi di ogni genere. I contrasti sono più che mai vivi e in pochi metri si passa dal ristorante stellato al negozio fatiscente dove circolano i ratti. I tailandesi non strepitano, limitandosi ad allontanarli con una scopa. Ci accomodiamo su seggiole di plastica celeste per un ultimo gustoso pasto sotto l’immensa torre.
Lunedì 12 marzo
La vacanza volge al termine, con il volo delle 23:45 dall'Aeroporto Internazionale di Suvarnabhumi che ci riporta verso occidente, lasciandoci alle spalle il caldo umido, i sorrisi, i sapori piccanti e i colori saturi di questa terra incredibile. Ci dispiace rientrare, restare qui per un tempo indefinito sarebbe bello. Forse ora conoscendo la calma dei tailandesi, comprendiamo quanto la frenesia di casa sia lontana dalla piacevolezza delle vita
Martedì 13 marzo
Il carrello tocca la pista dell'Aeroporto Marco Polo di Venezia alle 9:45 con un tonfo sordo che segna la fine fisica del viaggio, ma mentre il furgone di GoOpti ci carica per l'ultima tratta verso casa, la mente si rifiuta di atterrare e resta sospesa a mezz'aria, riavvolgendo il nastro di queste due settimane incredibili in un caleidoscopio di ricordi che bruciano ancora sulla pelle. Mentre l'autostrada verso Trieste scorre grigia e familiare dai finestrini, io chiudo gli occhi e rivedo tutto in un unico respiro: sento ancora l'odore pungente e vitale dei mercati di Bangkok, il luccichio accecante dell'oro del Palazzo Reale e il caos elettrico dei tuc-tuc che sfrecciano nella notte, rivivo la pace mistica dei templi di legno di Chiang Mai e il brivido freddo della giungla mentre volavamo appesi a un cavo d'acciaio o scivolavamo sul fiume con le zattere di bambù, sento la pelle ruvida e calda degli elefanti sotto le mani e il sapore esplosivo del Pad Thai mangiato per strada.
E poi il blu, quel blu impossibile del mare di Phuket, le scogliere a picco di James Bond Island che sembrano dita di giganti emerse dall'acqua, la sabbia farinosa di Maya Bay e il vento caldo sul viso mentre guidavamo lo scooter verso il Big Buddha; tutto si mescola in un cocktail di "Mal d'Asia" istantaneo, una nostalgia dolce che ci assale prima ancora di varcare la soglia di casa. Trieste ci accoglie, con il silenzio della quotidianità che ci aspetta, ma noi scendiamo dal furgone diversi da come eravamo partiti, con gli occhi pieni di meraviglia e il cuore blindato da una corazza di sole tropicale, sorrisi gentili e colori saturi che nessun inverno potrà sbiadire, consapevoli che questo non è un addio alla Thailandia, ma solo un arrivederci sussurrato con gratitudine.
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